19 settembre: il miracolo di San Gennaro

Il 19 settembre è una data importante per il popolo napoletano in quanto si attende il compimento del miracolo di San Gennaro. Scopriamo la storia e le tradizioni di questa festa

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Per i cittadini napoletani il 19 settembre è un giorno speciale perché si festeggia San Gennaro, patrono della città. In questo giorno così importante si è soprattutto in attesa del compimento del miracolo, il cosiddetto “Miracolo di San Gennaro”.

Ma di cosa si tratta esattamente?

Il “Miracolo di San Gennaro”  è lo scioglimento del sangue che sarebbe stato raccolto direttamente dal corpo del santo dopo il suo martirio.

Il rito tanto atteso avviene nel Duomo di Napoli, dove si estrae un’ampolla contenente il suddetto sangue prelevato da una nicchia della cappella reale del Tesoro di San Gennaro, il tutto davanti ai fedeli.

L’ampolla ha il manico d’argento e  la forma di un’enorme lente di ingrandimento con due vetri anziché la lente. Tra i due vetri sono collocati due contenitori di vetro: il più piccolo è vuoto mentre il più grande contiene una sostanza che diviene solida e rossa nel momento dell’estrazione.

Sangue di San Gennaro

L’arcivescovo di Napoli dunque, la estrae e la scuote facendo dei movimenti rituali tipici della tradizione fino a quando la sostanza diviene liquida. Allora avviene la “liquidazione”, che preannuncia buoni auspici. A questo punto, si ringrazia Dio per il compimento del miracolo e un membro della deputazione provvede poi a sventolare un fazzoletto bianco per annunciare che tutto è andato bene.

Storia del miracolo di San Gennaro

Il sangue di San Gennaro fu raccolto dalla sua nutrice immediatamente dopo la sua decapitazione avvenuta durante le persecuzioni contro i cristiani, sotto il regno di Diocleziano e racchiuso in un’ampolla.  La sua uccisione avvenne nei pressi della Solfatara. La pietra su cui venne decapitato venne macchiata del suo sangue che si tinge di rosso vivo ogni volta che il miracolo si compie. Tale roccia è tutt’ora conservata in un santuario vicino al luogo ove morì.

A quel tempo, il vescovo di allora, il vescovo Severo, stava trasportando la testa di San Gennaro a Napoli. Durante il cammino, incontrò la nutrice Eusebia con le ampolle. Con quell’incontro, il sangue all’interno delle ampolle, si sciolse! Era il 17 agosto del 1389.

Se  il sangue non dovesse sciogliersi, si teme per la propria città. Sono in molti infatti  a dar credito a queste paure in quanto il miracolo non è avvenuto proprio negli anni in cui Napoli conobbe gravi catastrofi: nel 1939, quando l’Italia entrò in guerra, nel 1973, anno del colera, nel 1980, quando ci fu il terribile terremoto e nel 2020, in piena pandemia.

Non sono mancati tuttavia, casi in cui il sangue si è liquefatto in momenti particolari e inaspettati come nel 1848, durante la visita di Papa Pio IX o nel 2015, con Papa Francesco.

Il miracolo deve poi ripetersi il 16 dicembre, giorno del “miracolo laico”, poiché si ricorda il momento in cui i partenopei si rivolsero al Santo per chiedergli di evitare una disastrosa eruzione del Vesuvio il 16 dicembre del 1631. Da allora si svolge una celebrazione più intima nella Cappella del Tesoro di San Gennaro.

Ed infine c’è la liquefazione che cade il sabato che precede la prima domenica di maggio in ricordo dello spostamento dei resti del santo dall’agro Marciano alle catacombe di Capodimonte.

Storia di San Gennaro

San Gennaro sarebbe nato nel 272 a Benevento, dove diventerà vescovo.

Le notizie circa la sua vita non sono molto sicure e precise. Le fonti che narrano la sua biografia sono gli “Atti bolognesi” dell’VIII-IX secolo, gli “Atti vaticani” del VIII-IX secolo, il “Calendario Cartaginese” del 505, il “Martirologio Geronimiano” del V secolo, il “Menologio del  Basilio del 985, il “Martirologio romano” del XV secolo.

Il nome Gennaro deriverebbe dal latino “lanus”, ovvero Giano, il dio bifronte caro agli antichi romani. Ma anche dal nome della sua gens collegata a tale divinità, cioè la “gens Lanuaria”.

Secondo quanto riportato dagli Atti Bolognesi, il martirio sarebbe avvenuto nel 305.

Si racconta che prima della decapitazione, il santo sarebbe dovuto morire sbranato dalle belve le quali però, vedendolo, si inchinarono dinanzi i condannati. L’esecuzione fu quindi sospesa.

Uno dei miracoli maggiormente conosciuti riguarda il momento in cui il santo si trovava a Nola per incontrare lo spietato giudice Timoteo, ma venne da lui accusato di proselitismo e successivamente torturato, incarcerato e gettato in una fornace a fuoco, da dove però ne uscì illeso e salvo, con gli abiti intatti.

Le sue reliquie e il suo sangue sono collocati nella reale cappella del Tesoro di San Gennaro.

 

Fonti foto: initalia.virgilio, napolidavivere.it

 

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