La Regina Verde di Agropoli: tra leggenda e realtà

Il Cilento per il suo mare spettrale ci lascia smarriti ad ammirarlo. Proprio lungo le sue acque abissali “ vive” la leggenda della Regina Verde.

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Una storia affascinante, ricca di sentimenti forti e contrastanti: l’amore e la sofferenza.

Il suono dolce delle onde e i toni del blu del mare ci interrogano sui suoi confini e su cosa possa nascondere qualcosa di così bello: da sempre per antonomasia “ la bellezza”  è un mistero, rappresentando l’ inesplicabile. L’ immaginazione può arrivare ovunque ma la nostra conoscenza sa di quante leggende e miti possa essere scrigno il mare.

La leggenda

Si narra che, ad Agropoli sbarcarono i Saraceni, portando con sé Ermegalda, colei che li condusse fino a quelle coste, figlia del capitano, di una bellezza inenarrabile. Talmente bella da sembrare irreale. Una bellezza indicibile che fu più comprensibile quando, per prima scendendo dal vascello, lasciò cadere in acqua involontariamente il velo azzurro che le ricopriva il viso.

La vista di questa fanciulla destò non poco stupore soprattutto per le sue insolite caratteristiche: il suo incarnato così vitreo, che al sole brillava di verde rifulgendo come uno smeraldo. Un prisma che irraggiava con le sue radiazioni luminose chiunque le stesse attorno. E così tutti i contadini e pescatori decisero di ribattezzarla col nome di Regina Verde”.

La triste vicenda

Se ne innamorarono tutti tanto che si presentavano al cospetto del comandante per chiedere la mano della figlia, ma non riuscendone ad amare alcuno, la Regina Verde li mandava via.

La Regina diventava sempre più malinconica, i tratti del viso diventavano bui, velati dalla tristezza. Un giorno però, passeggiando sulle spiagge di Trentova fu vittima di un incidente causato involontariamente da un pescatore che la colpì con le sue reti mentre le ritirava dal mare a fine giornata. Come per un amor cortese, le usanze dell’epoca volevano che la fanciulla restasse distante da tutti senza rivolgere la parola e lo sguardo ad alcuno. Sguardo, che invece rivolse e fu ricambiato dal pescatore. Gli occhi avevano preso il posto delle parole mai pronunciate. Ritornata al castello fu proprio il desiderio di queste che lasciò la fanciulla desta per tutta la notte. Ermegalda se ne innamorò perdutamente ed ormai era già “ tra le sue reti.”

La disperazione della Regina Verde

Da quel momento, seguendo tutta la fenomenologia d’ amore, le ombre della sua tristezza sparirono dal volto per far spazio a un roseo e tenero incarnato,  mutando completamente l’ aspetto del viso, specchio dell’ anima.

Così l’ indomani tornò alla spiaggia e trovato il pescatore iniziarono a parlare. Come un rituale, ogni notte avevano luogo i loro incontri ricamati dalla comune promessa d’ amore.

Al mattino dall’ alto di una rupe Ermegalda salutava il pescatore, il suo amato, che si allontanava in mare. Ad un tratto, per tre giorni e tre notti non fece ritorno e la Regina lo attese invano. Avendo appreso la notizia che il suo uomo era stato inghiottito da una terribile tempesta in mare, in preda alla disperazione, si gettò dall’ alto di un promontorio per porre fine al dramma.

Il Dio del mare, colpito dalla sua passione e disperazione, decise di salvarla trasformandola in una ninfa. Secondo la leggenda Ermegalda vive in una grotta sottomarina. I pescatori possono udire ancora le sue urla disperate nel bel mezzo delle tempeste, nelle notti in cui cerca ancora il suo pescatore.

Curiosità

Altre leggende su Agropoli e il mare

Nel Settecento circa, Agropoli attraversava un periodo di carestia e pestilenza. Un puro decadimento. Fu per questo che nonostante la tempesta alcuni marinai con tre barche decisero di imbarcarsi attraversando i pericoli più improbabili della burrasca. Ma il destino fu avverso e un’onda li travolse completamente.

San Pietro e San Paolo furono impietositi dalle urla disperate delle loro donne e decisero di concedere ai marinai una seconda vita attraverso una metamorfosi: furono trasformati in gabbiani, uccelli marini forti che con il loro volo acrobatico sarebbero scampati anche a una tempesta.

Ancora oggi i gabbiani sono visti con rispetto e quasi una certa sacralità. Avvisano i marinai dell’arrivo di una tempesta, spingendoli al largo. I pescatori in segno di riguardo non gli fanno mai mancare del cibo.

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