San Domenico di Guzmán e il miracolo del pane

San Domenico di Guzmán figura nella lista dei 52 patroni di Napoli. Uno dei santi cui i fedeli campani ed italiani in generale sono più legati

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San Domenico di Guzmán è tra i santi ai quali i fedeli campani ed italiani sono più devoti. Il suo nome infatti è molto diffuso tra la gente. Per questo a Napoli, nel cuore del centro storico, si trova una piazza dedicata espressamente al santo. È proprio lì che si trovano anche la Basilica di San Domenico Maggiore e la spettacolare guglia barocca di San Domenico progettata da Cosimo Fanzago. Non solo, San Domenico di Guzmàn figura anche nella lista dei 52 patroni di Napoli.

I santi di Napoli

La città partenopea vanta un record inavvicinabile, ha infatti ben 52 santi protettori. Al secondo posto troviamo Venezia, con “soli” 25 santi. San Gennaro quindi è in buona compagnia. Non tutti sanno però che la prima protettrice è Santa Maria Assunta, anche se, in caso di pericolo è sempre a lui che si rivolgono. L’avvenimento più conosciuto è sicuramente quello del 16 dicembre. La lava dell’eruzione del Vesuvio incombeva su Napoli. I napoletani allora invocarono il santo. Il suo sangue si sciolse e la lava si arrestò. La città era salva.

San Domenico di Guzmán

Nasce in Spagna verso la fine del XII secolo(1170 o 1171) in un piccolo villaggio della Castiglia. Fin da giovanissimo manifestò il suo interesse per la religione, la sua condotta si rifaceva alla carità e alla povertà. Era dell’dea di far tornare proprio questo modo di fare all’interno del clero, che invece viveva nel lusso e nel benessere. Il giovane Domenico provava un amore sconfinato per Gesù e, a 15 anni, si spostò a Palencia per studiare Teologia. Fu ordinato sacerdote al termine degli studi.

In giro per l’Europa

Il vescovo ebbe un incarico in Danimarca e scelse Domenico per accompagnarlo. I due si spostarono un po’ in tutta Europa, sempre col loro credo, carità e povertà. Dopo la morte del Vescovo, Domenico continuò a predicare le sue virtù. Il 22 dicembre 1216 Papa Onorio III approvò definitivamente la costituzione dell’Ordine dei Frati Predicatori (successivamente Domenicani). In pochi anni si sviluppò moltissimo, tanto da riuscire a inviare, appena un anno dopo, predicatori in ogni parte d’Europa. Soprattutto nella Penisola Iberica, a Parigi e Bologna, i maggiori centri universitari di quel tempo. Nella città italiana si stabilì San Domenico. Le università europee facevano a gara nell’offrire cattedre ai frati che facevano parte del suo ordine. Dopo la bolla papale, Domenico di Guzmán riuscì a fondare ben 60 conventi.

Morte e canonizzazione

Proprio nella città italiana morì il 6 agosto 1221, promettendo ai suoi Frati che sarebbe stato più utile loro in Cielo che sulla terra. Appena 13 anni dopo, il Papa Gregorio IX, grande amico di Domenico, lo canonizzò e lo iscrisse tra i Santi. Del suo ordine anno fatto successivamente parte Santa Caterina da Siena e San Tommaso d’Aquino, che fu docente di Teologia proprio presso l’Università di Napoli ed abitò nella Basilica di San Domenico, in cui lasciò scritti e reliquie e dove si trova il celebre quadro di Cristo che secondo la tradizione parlò a Tommaso. La festività di San Domenico di Guzmàn è celebrata il giorno 8 agosto.

La descrizione di Cecilia Cesarini

La beata Cecilia Cesarini lo descrive così: “Era di media statura ed esile di corpo. Aveva un bel viso e la carnagione rosea. I capelli e la barba tendevano al rosso, gli occhi erano belli. Dalla sua fronte e di tra le ciglia, irradiava come uno splendore che a tutti ispirava rispetto e simpatia. Rimaneva sempre sereno e sorridente, tranne quando era addolorato per qualche angustia del prossimo. Aveva lunghe e belle mani e una voce forte e armoniosa. Non fu mai calvo, ma aveva la corona della rasura tutta intera, cosparsa di qualche capello bianco”.

Il miracolo del pane

Il suo miracolo più conosciuto è quello del pane. Di tale avvenimento si parla anche nei verbali della sua canonizzazione. Un giorno, nel convento di Bologna dove risiedeva durante gli ultimi anni di vita, non c’era il pane. Domenico diede l’ordine di apparecchiare lo stesso la tavola e di sedersi in attesa del pranzo, innalzando le mani al cielo ed invocando il Signore. Mentre faceva ciò due giovani di bell’aspetto entrarono e distribuirono del pane ad ogni frate, poi se ne andarono salutando San Domenico. Di quella tavola oggi si conserva ancora una parte dell’asse. L’insegnamento del Santo, dopo circa mille anni, è ancora attuale.

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