Grande Campania

Il Parco dei Murales di Ponticelli

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Un nuovo modo di colorare le città è quello della street art, “i murales sulle pareti di grandi palazzi”. A Ponticelli vi è addirittura un parco chiamato, appunto, Parco dei Murales.

Perchè è così famoso?

All’inizio, pochi erano quelli che conoscevano questo parco: sembrava un complesso di edilizia popolare qualunque. Oggi, invece, è un vero polo di attrazione artistico, tanto da essere anche set di fiction per i principali canali televisivi Rai e Sky (basti vedere alcune puntate di “Gomorra” e “Sirene”).

Perché dipingere sulle pareti esterne di grandi palazzi? Non è solo pura e semplice decorazione, in un quartiere che sta diventando un po’ il dormitorio della periferia Est della città… ma anche espressione di sentimenti di chi, in questi luoghi, ci vive; sentimenti di chi, attraverso il colore, riesce a dare senso a tutto ciò che è intorno, a migliorare la qualità della vita di chi abita in queste zone.

Ma la street art non è solo a Ponticelli: Forcella (con il suo San Gennaro), San Giovanni a Teduccio (con il suo Maradona) e l’Arenella (con il murales dedicato ad Ilaria Cucchi) sono solo alcuni degli esempi di come l’arte possa cambiare il volto di una città.

Gli 8 murales

Ma quante sono le pareti decorate al Parco dei Murales? Ben otto: dove prima c’era il bianco pallido, tipico di un rivestimento di un palazzo, ora c’è vera e propria arte.

Jorit, ZED1, Mattia Campo dall’Orto, Daniele Hope Nitti, La Fille Bertha, Rosk&Loste, Fabio Petani, Luca Caputo: sono questi i nomi degli artisti che hanno donato la loro opera e la loro arte a Ponticelli, diventando ambasciatori di colore e passione.

Il primo murales ad inaugurare il parco è stato “Ael” di Jorit. Il maestro, colui che ha anche portato Maradona a San Giovanni, ha dipinto il volto di una bambina rom. Era il 2015, durante le celebrazioni della Giornata Internazionale dei rom e sinti: il tema dell’accoglienza e dell’uguaglianza, dunque, a descrizione che “tutti i bambini sono uguali”.

Immediatamente, sempre nel 2015, ha fatto seguito l’opera di ZED1: i giocattoli. Quando i vecchi burattini sono messi da parte per lasciare spazio al gioco del mondo digitale.

Il terzo dipinto è ancora del 2015: il mondo del calcio e dei bambini che vi giocano, attraverso l’arte di Rosk&Loste. I colori del bianco e dell’azzurro, i piccoli che giocano con le maglie del Napoli e dell’Argentina di Maradona, uno dei simboli della città di Napoli.

Il quarto, invece, ha quel qualcosa di magico e letterario allo stesso tempo. L’opera di Mattia Campo dall’Orto sposta l’attenzione sul mondo dei libri e delle favole. Bambini con un libro fra le mani ed elementi fantastici intorno a loro. È “Lo Cunto de li Cunti” di G.B. Basile.

Il quinto murales è dedicato alle mamme. L’artista, La Fille Bertha, ha rivisitato un’opera di Piero della Francesca, la “Madonna della Misericordia”: la maternità, l’essere mamma è da vedersi sempre come un dono.

La solidarietà è il tema del sesto murales ad opera di Daniele Hope Nitti. L’umanità con i suoi valori, un villaggio con le sue strade e i suoi corsi d’acqua: una piccola rappresentazione di come era Napoli Est tanti anni fa.

Il settimo murales, invece, è dedicato ad Aldo Merola (il cui nome è anche quello che titola la strada dove si trova il Parco). Ad opera di Fabio Pentani, si ripropone la ricerca di Merola, botanico e direttore dell’Orto Botanico di Napoli: un Gigaro Chiaro, fiore che sboccia in marzo e che, secondo la leggenda popolare, allontana gli spiriti maligni.

L’ottavo murales, infine, pone al centro il tema della famiglia. L’opera di Luca Caputo porta su parete gli abitanti delle palazzine del parco: 4 persone, come simbolo della famiglia che non è solo qualcosa di privato, ma anche di tutti quelli che condividono un territorio.

Il mondo della street art che cambia il volto di interi quartieri. Quando basta poco per sentirsi al di là del grigiore della quotidianità.

 

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