Piedimonte Matese: Una cittadina incantevole dalla posizione invidiabile.

Porta naturale del Matese, conserva anche un vasto patrimonio d’arte.

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La posizione di Piedimonte Matese rende affascinante questa cittadina. Rappresenta l’entrata naturale del Matese e centro dell’omonimo Parco Regionale, un territorio ancora incontaminato. Insomma, il luogo ideale per andare alla scoperta della natura. Piedimonte( il comune più grande della zona) è anche cultura, numerose sono infatti le testimonianze artistiche di notevole valore che è possibile vedere nelle vie, nelle chiese e nei palazzi del centro storico. Il borgo si trova nella zona sud del Matese, ai piedi del monte Cila. Tre torrenti scendono dai monti che la circondano, bagnano Piedimonte prima di sfociare nel Volturno.

Il Monte Matese

A circa un’ora d’auto da Napoli ci si imbatte in un paesaggio alpino dall’atmosfera magica, natura e storia si intrecciano rendendo questa parte della Campania unica e assolutamente da visitare. Diversi studi hanno appurato che le montagne del Matese sono nate milioni di anni fa. Si sono registrati infatti resti di glaciazioni e si sono scoperti inoltre i resti di un dinosauro famoso in tutto il mondo. È stato chiamato Ciro. Il borgo(parola che deriva dal latino, stava ad indicare prima una fortezza poi paese popolato, di solito di piccole dimensioni. In Campania ce n’è per tutti i gusti, tra i quali quelli medievali, che si sono sviluppati intorno ad un castello).

Le antiche origini

È impossibile stabilire una data precisa per l’origine del nome, la certezza è che sia prima dell’anno 1000 d.C. A come alcuni documenti attestano. Ad esempio nella donazione(avvenuta il 18 dicembre 977) ad opera del principe Pandolfo di Benevento verso il Monastero di Santa Maria in Cingla presso Ailano(attualmente un piccolissimo paese della provincia di Caserta). Reperti archeologici (utensili in pietra e armi in terracotta), come i resti di alte mura megalitiche, testimoniano la presenza dell’uomo nella zona fin dal Neolitico. Cila ha un insediamento sannita collegato all’altro insediamento di Alife che si trova invece in pianura e che fu conquistata dai Romani nel 326 a.C. Dopo che Alife fu saccheggiata nell’876, accolse parte della popolazione. Federico II la diede in feudo a Landolfo d’Aquino, il quale riuscì a ricacciare l’assedio delle truppe pontificie nel 1229.

La sua storia

Nel XV secolo il piccolo borgo di Piedimonte conosce una forte espansione e furono costruite diverse chiese. Questa volta però non riuscì a respingere l’assalto delle truppe papali. Dopo circa 70 anni fu assediata ancora, questa volta dalle truppe del re di Napoli nel periodo della congiura dei baroni. Successivamente iniziò a svilupparsi rapidamente in un centro di commercio e manifattura (tessuti di lana e cotone). Grazie a ciò le fu riconosciuto il titolo di principato e fu ribadito il possesso come feudo ai Gaetani d’Aragona. Ricevette il titolo di città dall’imperatore Carlo VI nel 1730. Alla fine del 18° secolo fu nuovamente assediata e saccheggiata, questa volta dai francesi. Tornati i Borbone a Napoli(dopo la parentesi del regno di Napoli), fu vittima di persecuzioni da parte di questi ultimi.

Dai Borbone ai giorni nostri

Agli inizi del XIX secolo l’imprenditore svizzero Jean Jacques Egg fonda l’omonimo cotonificio, una grande realtà industriale che per decenni è stata il fiore all’occhiello del Regno delle Due Sicilie, vi lavoravano oltre 2.000 dipendenti. Esattamente un secolo dopo si ha l’inaugurazione la stazione della Ferrovia Alifana, ancora oggi in funzione. Nell’aprile del 1923 si ha il completamento della costruzione della centrale idroelettrica. Questa utilizza l’acqua del vicino lago Matese per raggiungere a valle i monti della Cila. Nel 1943 subì gravi danni durante la seconda guerra mondiale. La principale industria fu rasa al suolo, insieme all’attigua Abbazia del Carmine. Nel 1945 si ha il passaggio dalla provincia di Benevento alla provincia di Caserta.

Il dopo guerra

Alla fine della seconda guerra mondiale si ha la ricostruzione della centrale idroelettrica. Un altro grande simbolo del borgo fu oggetto di “rinascita”, stiamo parlando del cotonificio. Circa 500 persone vi trovarono impiego, agli inizi degli anni 90 fu però chiuso definitivamente. Un altro grande avvenimento(1974) si ha col cambio del nome, da Piedimonte d’Alife in Piedimonte Matese. Pochi anni fa alcune scosse di terremoto causarono per fortuna solo tanto spavento ma lievi danni al ricco patrimonio artistico della cittadina.

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