Il chiostro di Santa Sofia: un percorso simbolico di purezza

Il Chiostro di Santa Sofia di Benevento fa parte del Complesso monumentale di Santa Sofia, riconosciuto nella lista dei beni Patrimonio Unesco.

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Patrimonio Unesco dal 2011, il Chiostro di Santa Sofia risale alla metà del XII secolo e si trova a Benevento. Rientra nel Complesso monumentale di Santa Sofia, che a sua volta comprende l’omonima Chiesa, il campanile vicino la piazza, l’ex monastero con il chiostro e la fontana al centro. E tutto questo fa parte del sito seriale “Longobardi in Italia: i luoghi del potere“. Ed è inserito nella lista bei beni Patrimonio dell’umanità dell’Unesco.

Il chiosco fu voluto dall’abbate Giovanni IV, come reca la targhetta dedicatoria posta sul capitello. Edificato tra il 1142 e il 1175, dopo vari terremoti distruttivi, venne ricostruito tra il 1951 e il 1957.

Situato accanto la Chiesa benedettina di Santa Sofia, è anche parte del Museo del Sannio, per cui ospita il Lapidario. 

Il Chiostro ha grandi arcate che ricadono su grossi e massicci pilastri su cui si aprono quadrifore con archi a ferro di cavallo. Una trifora è con archi arabeschi su delle colonnine.

Di pianta quadrata, è formato da sedici pilastri che reggono arconi ciechi di tufo e mattoni.

I capitelli raffigurano diversi soggetti. Uno di loro è caratterizzato da rilievi che ritraggono scene dell’infanzia di Gesù. Su altri cinque troviamo immagini relative al ciclo dei mesi, con didascalie allegate. Un altro riguarda la vendemmia, altri ancora la caccia e la lotta tra animali e uomini. E dei capitelli evidenziano i vizi umani.

Tutte le opere presenti sui capitelli e sui pulvini sono stati realizzati molto probabilmente dai monaci benedettini ed in particolare da tre maestri: il “Maestro dei Draghi” che ha lavorato sui pulvini, il “Maestro dei Mesi” che si è dedicato alla realizzazione dei mesi e dei lavori ad essi collegati e il “Maestro della cavalcata degli elefanti”.

Per quanto riguarda la numerazione delle colonne e la lettura dei pulvini, tutto ciò si deve al professore Elio Galasso, ex direttore del Museo del Sannio, nonché studioso del chiostro in questione.

Lo stile della struttura è romanico-campano con influenze arabe.

Insomma: è un capolavoro dell’arte medievale!

Il simbolismo del Chiostro di Santa Sofia

Il giardino del chiostro è diviso in quattro parti, parti che rappresentano le tappe della spiritualità monastica: il giardino dell’Eden, il giardino del Cantico dei Cantici, il giardino degli Ulivi e il giardino di Pasqua. Lo si intende come una sorta di paradiso intermedio, ossia luogo di transizione dal paradiso perduto di Adamo a quello ritrovato di Cristo.

Il suo perimetro è un quadrato pressoché perfetto racchiuso da una selva di colonne altrettanto ben ordinata costruite su muretti di pietra, tutte diverse le une dalle altre.

Al centro del giardino vi è un pozzo che allude alla fonte della vita ed è il simbolo della purificazione e del rinnovamento dello spirito.

La camminata sotto le logge e gli archi, va a formare un quadrato, che però è di senso circolare ed antiorario. E ciò rappresenta l’eternità.

Passeggiare al coperto invece, significa passare dal Vecchio al Nuovo Testamento. Si arriva poi ad una colonna che sembra quasi essere sciolta alla base è ciò allude alla libertà e all’abbandonarsi a Dio completamente, facendosi perdonare tutti i peccati.

Ma è la visita stessa del Chiostro che permette quasi di compiere un viaggio ascetico che conduce verso una serenità totalizzante.

Benevento, Santa Sofia

Il complesso monumentale di Santa Sofia

Il duca longobardo Arechi II fece costruire la Chiesa di Santa Sofia nel 760 circa. La volle dedicare a Santa Sofia, alla sapienza, dunque, ispirandosi alla Chiesa di Costantinopoli.

Dei bellissimi affreschi che c’erano un tempo, oggi sono rimasti pochi frammenti nelle due absidi laterali che ritraggono l'”Annuncio a Zaccaria”, “Zaccaria muto”, “l’Annunciazione” e la “Visitazione alla Vergine”. Sono opere dipinte tra la fine del VIII secolo e l’inizio del IX da artisti della scuola di miniatura beneventana.

Arechi la concepì per una sua redenzione e come salvezza per il suo popolo, oltre ad essere il suo personale santuario.

Al centro vi sono sei colonne collocate ai vertici di un esagono e collegate da archi che sostengono la cupola. L’esagono interno è caratterizzato da un anello decagonale con otto pilastri di pietra calcarea bianca e due colonne poste ai fianchi dell’entrata. Questa predisposizione crea straordinari giochi prospettivi.

Arechi costruì anche un monastero a cui fu attribuito il ruolo di monastero femminile, ma anche di santuario nazionale dei longobardi. Al suo interno c’è lo “Scriptorium”, ambiente legato alla biblioteca che conserva manoscritti. Qui venne elaborata la celebre “Scrittura Beneventana”.

Il campanile antistante la piazza risale all’anno Mille e fu fatto costruire da Gregorio II, abate di Santa Sofia, tra il 1038 e il 1056. Dopo il terremoto del 1688, venne completamente ricostruito. Sulle sue pareti vi sono gli stemmi delle dominazioni che hanno interessato Benevento.

La fontana è invece idea del principe di Benevento, Talleyrand nel 1806. Al centro c’è un obelisco e quattro leoni dalle cui bocche fuoriesce l’acqua. Il globo con l’aquila imperiale rappresenta l’emblema della Francia napoleonica.

Complesso di Santa Sofia a Benevento
33707592 – benevento

 

Fonti foto: viaggiatricecuriosa.it, patrimonidelsud.net, anteprima24.it

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