La grotta di Maria Cristina

Una grotta misteriosa situata all'interno del Real Bosco di Capodimonte

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Il quartiere di Capodimonte, situato sull’omonima collina, è uno dei sobborghi storici di Napoli. Un quartiere che conosce bene chi vi scrive. La collina sovrasta, protegge e dà ossigeno alla città di Napoli, fin dalla sua nascita. Vi troviamo natura, scienza, bellezze architettoniche, musei, chiese, cimiteri e scalinate. Insomma, Capodimonte racchiude al suo interno bellezze che è difficile trovare altrove.

Real Bosco di Capodimonte

Uno spazio verde che si affaccia sulla città e sul golfo di Napoli. L’imponente parco, o bosco, come lo chiamano i napoletani, è visitato gratuitamente da 1 milione di visitatori ogni anno. Il polmone verde della città.  Sorge sull’omonima collina e nasce come oasi di caccia di Carlo di Borbone. Il parco, protetto dall’Unesco, offre la possibilità ai napoletani e ai numerosi turisti di rilassarsi e respirare aria pulita. Vi sono  aree adibite espressamente al calcio, al cricket, ai cani, ai picnic e percorsi vita. Il tutto grazie all’ottimo lavoro svolto dal direttore Sylvain Bellenger, il quale, grazie alla riforma Franceschini, è ora direttore sia del museo che del parco.

Come arrivare alla grotta

L’anfratto si trova all’interno del Real Bosco di Capodimonte, sull’omonima collina. Per arrivare alla grotta occorre varcare il cancello della Porta di Mezzo, lì dove si trovano i diversi vialoni del parco. Ci si immette in quello di destra lasciandosi indirizzare dalla strada. Dopo un po’ di cammino si arriva ad un cancello. Una volta oltrepassato e camminato per diversi metri ce ne troviamo un altro. Varcato anche quest’ultimo ci si imbatte in un sentiero avvolto da una folta vegetazione, non mancano piante urticanti e zanzare. Lungo il cammino ci troviamo di fronte all’ennesimo cancello. La grotta è lì, a pochi passi, con tutta la sua magia e il suo mistero.

La grotta di Maria Cristina

La grotta in questione non è altro che una cavità dalla quale si tiravano fuori dei blocchi per le costruzioni. Il nome deriva dal fatto che su di essa aleggia una leggenda. Quest’ultima narra che la principessa Maria Cristina, della casa dei Savoia, portava nell’anfratto i suoi amanti. Dopo aver consumato dei rapporti sessuali con questi, se ne sbarazzava per non provocare scandalo in famiglia. Gli amanti venivano gettati dall’alto della cava, questo spiegherebbe la presenza di mucchi di terra nei pressi dell’entrata. Sempre la leggenda narra che nell’ultimo incontro amoroso, la regina resta uccisa dal crollo di una parte del tetto. Crollo che tutt’ora persiste, motivo per il quale nella caverna è vietato l’accesso. La grotta è alta circa 10 metri ed è molto profonda. Sulla parte franata c’è ora una grata.

Fonte foto: storienapoli.it

L’interno della grotta

Subito dopo l’entrata della grotta misteriosa si trova un altare e degli scalini ricavati nella parete. Questi scalini erano adoperati dagli operai che vi lavoravano per l’estrazione dei blocchi utilizzati per le costruzioni. I gradini portavano ai piani superiori per l’estrazione. Su una delle pareti c’è un’esortazione a non proseguire oltre. Scritta, non si sa quanto sia goliardica e quanto seria, che ovviamente è stata fatta da chi nella grotta ci è già stato. Lungo il cammino si trovano ancora alcuni di quei macigni che venivano estratti. Nelle pareti si trovano dei buchi che servivano agli operai per mettere delle lucerne grazie alle quali si riusciva ad illuminare.

La regina Maria Cristina

Come abbiamo visto il nome della regina è legato alla leggenda della grotta che porta il suo nome. Maria Cristina di Savoia, prima moglie di Ferdinando II della dinastia dei Borbone, sembra che si recasse sovente in questo  luogo per raccogliersi in preghiera. La leggenda narra che fosse stanca della disattenzione del marito e per questo usciva spesso dalla stanza nel cuore della notte per incontrare i suo amanti. Tuttavia, ciò che è emerso dai fatti storici, non corrispondeva all’immagine della monarca. In effetti, la giovane era una pia donna sebbene si ritrovò a vivere in una corte che non corrispondeva al suo modo di essere. Tuttavia, riuscì a portare più democrazia, fermare le esecuzioni, perdonare i condannati a morte e aiutare i meno fortunati. Maria Cristina di Savoia, detta la “Reginella Santa”, è stata beatificata il 25 gennaio 2014.

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