Sei luoghi imperdibili di Capodimonte

Uno dei quartieri storici di Napoli. Sovrasta, protegge e dà ossigeno alla città

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Il quartiere di Capodimonte, situato sull’omonima collina, è uno dei sobborghi storici di Napoli. Un quartiere che conosce bene chi vi scrive. La collina sovrasta, protegge e dà ossigeno alla città di Napoli, fin dalla sua nascita. Vi troviamo natura, scienza, bellezze architettoniche, musei, chiese, cimiteri e scalinate. Insomma, Capodimonte racchiude al suo interno bellezze che è difficile trovare altrove. Ecco sei posti che bisogna assolutamente vedere.

Museo e Real Bosco di Capodimonte

Uno spazio verde che si affaccia sulla città e sul golfo di Napoli. L’imponente parco, o bosco, come lo chiamano i napoletani, è visitato gratuitamente da 1 milione di visitatori ogni anno. Il polmone verde della città.  Sorge sull’omonima collina e nasce come oasi di caccia di Carlo di Borbone. La reggia invece fu edificata nel 1738 dallo stesso re, per accogliere la collezione ereditata dalla madre Elisabetta, ultima discendente dei Farnesi. Visitare il Museo di Capodimonte, aperto al pubblico nel 1957, è un’esperienza unica. Un tuffo nel passato tra quadri di epoche diverse dei grandi pittori, si passa da Tiziano ad Andy Warhol. Non mancano stanze sfarzose, manufatti di maestri artigiani come armi, sete, arazzi e il salottino della regina Maria Amalia, pieno della famosa porcellana di Capodimonte. Permettetemi di fare un plauso al grande lavoro svolto dal direttore Sylvain Bellenger.

Le Catacombe di San Gennaro

La più rilevante opera architettonica del cristianesimo nella città di Napoli. Si accede dalla Chiesa dell’Incoronata di Capodimonte. Rappresenta uno spazio cimiteriale sotterraneo risalente al II-III secolo d.C. Il suo nome è dovuto al fatto che  ospitò per molto tempo le spoglie del Santo Patrono della città. Le Catacombe sorgono, secondo gli storici, come sepolcro di una nobile famiglia romana che poi la donò alla comunità cristiana. In principio furono custodite, nel IV secolo, le spoglie del vescovo Sant’Agrippino, primo patrono di Napoli. Dopo alcuni secoli di oblio, il sito tornò in auge soltanto nel XVIII secolo, quando divenne tappa obbligata dei visitatori del Grand Tour. Si trattava di un viaggio europeo che i giovani ricchi dell’aristocrazia effettuavano in Europa e Napoli era tappa obbligata. Dal 2006, grazie al lavoro della cooperativa “la Paranza”, le Catacombe di San Gennaro hanno riscosso un sempre maggiore successo.

Basilica dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio 

Conosciuta anche come “La Piccola San Pietro”,  è situata a pochi passi dalle Catacombe di San Gennaro. E’ la chiesa più recente della città. Fu edificata nella prima metà del XX secolo e consacrata soltanto nel 1960. Realizzata su modello della basilica di San Pietro a Roma,  deve a ciò il motivo per cui viene chiamata anche “la Piccola San Pietro”. Durante il terremoto del 1980 il busto in marmo che riproduce la Madonna e posto sulla punta della facciata si staccò cadendo sulla scalinata senza ferire nessun passante. A ricordare il fatto c’è una lastra di pietra situata all’ingresso della Basilica.

L’Osservatorio astronomico

Dopo tanta arte e bellezze naturali, passiamo ora alla scienza. L’osservatorio è un centro di ricerca stabile dell’INAF.  Promuove, realizza e coordina attività nei campi dell’astronomia, della radioastronomia, dell’astrofisica e della fisica cosmica,  promuovendo e diffondendo la conoscenza astronomica nelle scuole. E’ stato fondato nel 1812 con un decreto di Gioacchino Murat ed i lavori finirono nel 1819, sotto il regno di Ferdinando I di Borbone. Fu il primo luogo in Italia, ad essere ideato per assolvere esclusivamente la funzione di osservatorio astronomico.  Oggi l’osservatorio è valutato  uno tra gli istituti internazionali più efficienti e autorevoli al mondo.

Fonte foto: edu.inaf.it

Chiesa di San Gennaro

Un piccolo gioiello situato nel Real Bosco di Capodimonte. Uno scrigno pieno di colore che è restato chiuso fin troppo tempo. Ci sono voluti infatti ben 50 anni prima che fosse riaperta al pubblico. Eretta nel 1745 per volere di Carlo di Borbone, questa piccola chiesa dedicata al Santo protettore della città, nel 1776 fu riservata a parrocchia per coloro che lavoravano nel Bosco. Al suo interno si possono apprezzare due delle tante eccellenze capane. Ci riferiamo alle preziose sete di San Leucio come paramenti d’altare e vasi e candelabri in porcellana della Real Fabbrica di Capodimonte.

Salita Moiariello

Meno pubblicizzata rispetto alle altre scale di Napoli. Mantiene però un fascino inalterato, fatto da panorami mozzafiato, graziose villette, Chiese interessanti, orti, giardini rigogliosi e non manca nemmeno il pizzico di esoterismo e mistero. Immancabile in una città come Napoli e legato alla leggenda di un fantasma. Il nome Moiariello sembrerebbe che derivi dall’antica misura agraria, il moggio appunto, che è un terzo di ettaro.  Tutto il Moiariello è appartenuto a generazioni di medici e scienziati napoletani, gli edifici e i nomi delle strade ce lo ricordano continuamente. Oggi invece alcuni abitanti la chiamano la Posillipo dei poveri.  Il percorso inizia poco distante dall’Osservatorio Astronomico. Poco distante da esso, troviamo uno dei punti più panoramici della nostra città, la Torre del Palasciano, una copia del Palazzo della Signoria di Firenze. La leggenda vuole che il fantasma del medico persista ad affacciarsi ogni sera al tramonto per continuare a beneficiare del  panorama che si vede dalla sua stanza preferita. I residenti del luogo asseriscono di averlo  più volte visto. La discesa è un’alternarsi di emozioni per i sensi. Si avvicendano scorci sul golfo ad edifici del passato. Continuando la discesa,  si arriva nei vicoletti pieni di storia, anche cinematografica. Sui Gradini Giuseppe Piazzi Sofia Loren vendeva le sigarette di contrabbando. Se si chiudono gli occhi sembra quasi di sentire ancora il leitmotiv “tene à panze”. Dopo circa 30 minuti di cammino si arriva a via Foria.

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