Grande Campania

Irpinia da scoprire: il tour enologico e la tradizione vitivinicola

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L’Irpinia è una terra di tradizioni contadine e la coltivazione della vite è sempre stata tra le più diffuse, tanto che ad Avellino, subito dopo l’Unità d’Italia, fu istituita una scuola di specializzazione per la viticoltura e l’enologia.

Le varietà del vino locale sono principalmente tre: il Greco di Tufo, il Taurasi e il Fiano di Avellino. Tre eccellenti bottiglie, soprattutto grazie alla vulcanicità del terreno e al clima così particolare, oltre che alle stesse tecniche di coltivazione. La bontà dei vini irpini nasce, quindi, anche dall’impegno dei produttori di adattarsi al territorio e di rendere favorevoli quelli che, in realtà, sarebbero gli impedimenti del terreno.

Greco di tufo

Il Greco di Tufo è un bianco Doc di grande qualità. Viene prodotto in una zona limitata dell’Irpinia che comprende il comune di Tufo, da cui prende il nome, e con le uve del vitigno greco che, secondo alcune fonti, sembra essere stato importato in Campania dal popolo dei Pelasgi della Tessaglia: nello specifico, questo particolare tipo di viti sarebbe stato prima diffuso sulle pendici del Vesuvio e, successivamente, nell’avellinese. Oggi il Greco di Tufo viene prodotto nei comuni di Tufo, Altavilla Irpina, Montefusco, Chianche, Prata di Principato Ultra, Santa Paolina, Torrioni e Petruro Irpino. È un vino secco dal profumo fruttato di mela, albicocca, pesca e agrumi e si accompagna alla perfezione con piatti a base di pesce.

Fiano di Avellino

Il vitigno del Fiano di Avellino ricopre le colline del territorio da quando erano abitate dai Sanniti Irpini. Le uve sono coltivate in sette comuni del Parco Regionale del Partenio: Capriglia Irpina, Mercogliano, Montefalcione Montefradane, Grottoletta, Ospedaletto d’Arpinolo, Santangelo a Scala e Summonte. Ha un colore giallo paglierino, un aroma sottile ed un sapore che ricorda quello della nocciola tostata. È un vino che si accompagna ad una cucina a base di pesce.

Taurasi

Il Taurasi è un vino Doc, il cui riconoscimento fu ottenuto nel marzo del 1970. Da quel momento iniziò l’ascesa e la fama della bottiglia e del comune da cui prende il nome. La produzione attuale coinvolge 17 comuni campani e necessita di almeno l’8,5% di Aglianico. Il suo colore è rosso rubino, dal profumo che ricorda i frutti di bosco e dal sapore pieno e armonico. Si abbina ai secondi piatti a base di carne rossa e selvaggina, ma anche con i formaggi di media e lunga stagionatura. Oggi, per avere diritto alla “Doc Taurasi”, è necessario che il vino sia invecchiato almeno tre anni, in botti di legno di rovere o castagno: nel 1992, anzi, questa varietà ha ottenuto il riconoscimento di Docg Taurasi. Il comitato nazionale per la tutela della denominazione di origine, infatti, subito dopo la presentazione di un’istanza di riconoscimento da parte dei produttori, si è accertato che il Taurasi ne avesse i requisiti e, dopo una serie di esami sul prodotto, per la prima volta in Italia, il vino rosso ha guadagnato la DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita).

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