Grande Campania

Le janare: le streghe che popolano il beneventano

0 387

“Janara janara ca ‘notte me piglie, te piglio po vraccio e te tiro ‘e capille”

Questa è solo una delle tante “formule” tramandate di generazione in generazione per scacciare una delle figure della notte più temute: la janara.

Origini

Il mito delle janare affonda le radici nel Medioevo, epoca di grande fervore religioso e, soprattutto, di caccia alle streghe. Proprio in questo contesto, si inserisce Benevento, che si dice fosse popolata da queste figure malefiche e spaventose.

La leggenda

Ma chi sono queste donne che popolano i racconti dei più anziani e che infestano gli incubi di grandi e piccini? La leggenda le descrive come piccole vecchiette ricurve, solite ad incontrarsi sotto un noce, lungo le sponde del fiume Sabato, oppure in una località chiamata Piano di Cappelle, invocate da una cantilena, che recitava: “‘nguent’ ‘nguent’, mannam’ a lu noc’ e’ Benevient’, sott’ a l’acqua e sott’ o vient’, sott’ a ogni mal’ tiemp'”. I loro incontri prendevano il nome di Sabba, vi partecipava Satana in persona oppure, in sua assenza, veneravano un cane o un caprone.

Chi è la janara

Il termine ha una doppia origine: secondo alcuni, deriverebbe dalla parola latina ianua (“porta”), intendendola come insediatrice delle porte, data la sua capacità di introdursi nelle abitazioni; secondo altri, sarebbe da ricondurre a Diana, la divinità notturna dell’antica Roma.

Versata nelle arti magiche, la janara ha un’ottima conoscenza delle erbe e dei medicamenti naturali, utilizzati a scopo terapeutico; vive solamente di notte ed è solita intrufolarsi nelle stalle dei cavalli per prendere una giumenta e cavalcarla tutta la notte. Scomparirebbe solo all’alba, lasciando intrecciate le crine del cavallo, come segno del suo passaggio. Proprio per questo motivo, fuori la porta della stalla, si dovrebbe mettere una scopa o del sale, così da ingannare la strega e spingerla a intrecciare i fili della scopa o a contare i granelli, fino al sorgere del sole.

Inoltre, essendo figlie del demonio, le janare sono state punite da Dio, che ha impedito loro il concepimento; per questo, sembra che la loro ira sia rivolta verso i più piccoli, tant’è che, anticamente, si pensava che i bambini nati con gravi malformazioni fossero stati da loro maledetti, come recita il detto “la janara l’è passat’ dint u treppète” (“la janara lo ha fatto passare attraverso il treppiede”, intendendo il treppiedi usato per sostenere il calderone).

Come ci si libera di una janara?

Bisogna catturarla, prendendola per i capelli, in suo punto debole, e rispondere a una domanda: nel momento in cui verrà afferrata, infatti, lei chiederà “ch’ tiè nman?” – cioè cosa hai tra le mani? – e, se si risponderà “fierr’ e acciaio”, questa sarà catturata per sempre e non potrà più nuocere.

 

Una piccola curiosità è che il famosissimo liquore Strega, tipico proprio del beneventano, prende il nome da queste leggendarie figure notturne, di cui vengono tramandati i racconti ancora oggi.

Come tutte le leggende, mito e realtà si mescolano in modo imprescindibile e non si può dire dove cominci l’uno e finisca l’altro, ma molti giurano di averle viste aggirarsi durante la notte…

Lascia un Commento