Il Parco Archeologico di Aeclanum e il “Ponte Rotto”

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La Campania si presenta come una delle terre più ricche d’Italia dal punto di vista archeologico, specie per quel che riguarda le epoche romana e medievale.

Mirabella Eclano, comune in provincia di Avellino, è detentrice del “Parco Archeologico di Aeclanum”, situato nella frazione di Passo di Mirabella. Nel tratto della Via Appia compreso fra Benevento ed Eclano è anche presente il cosiddetto “Ponte rotto”, i resti, cioè, di un antico ponte di collegamento.

Il parco archeologico

Ma andiamo con ordine: secondo gli studiosi, i reperti contenuti all’interno del parco risalgono ai Sanniti del III secolo a.C. circa.

Testimonianze ci vengono dallo storico romano Appiano il quale, in una sua descrizione, ci racconta che la prima fortificazione di Aeclanum venne incendiata dal dittatore Silla nell’89 a.C.; ma non è detto che questo luogo sia rimasto, poi, spoglio: sempre Appiano racconta che, quando ad Aeclanum venne istituito il municipium, la cinta di fortificazione era stata ricostruita.

I primi scavi archeologici, che hanno messo in luce i primi resti, sono partiti nel 1900. Furono portate alla luce le prime costruzioni di epoca imperiale: il macellum, le terme ed alcune abitazioni.

Le Terme sono il monumento di maggior pregio del parco archeologico; differente questione per il mercato coperto a pianta circolare, invece, che forse era circondato da un porticato e da alcune tipiche taverne.

Il “Ponte Rotto”

Ma quello su cui vale la pena soffermarsi è sicuramente il “Ponte rotto”. Secondo la Tabula Peutingenaria (un’antica carta romana che mostra le vie militari dell’Impero romano), a dieci miglia romane da Benevento, verso Eclano, la via Appia attraversava il fiume Calore su un ponte monumentale.

Un ponte di cui ,oggi, restano imponenti pezzi.

Lungo 14 metri e largo 5, la sua realizzazione consentì il collegamento fra Roma ed i più importanti centri del Sannio e della Puglia. L’inizio della sua realizzazione si deve al console Appio Claudio Cieco che ne commissionò la costruzione quando si ordinò il prolungamento della Via Appia Antica fino a Taranto e, poi, fino a Brindisi, per attraversare il fiume Calore. Per secoli il ponte ha subito la furia distruttrice delle acque del fiume, che è stata naturalmente causa non solo di parziali mutamenti del corso del fiume, ma anche di continui rifacimenti del ponte stesso in diverse epoche.

Con l’istituzione del Parco Archeologico, la zona di Mirabella Eclano ha avuto la possibilità di entrare in contatto con i resti delle proprie origini… resti che, ancora oggi, non sono stati portati alla luce del tutto.

 

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