Festa della Madonna di Castello: dove sacro e profano si incontrano

Un rituale antico, tra i più significativi per Somma Vesuviana. Il pellegrinaggio e la preghiera. Poi l’aspetto fokloristico con banchetti e tammurriata. Origini e svolgimento della Festa della Madonna di Castello.

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Annualmente a Somma Vesuviana si tiene una delle più antiche tradizioni della zona, tra le più sentite e attese dai sommesi ma non solo. Si tratta della Festa della Madonna di Castello, detta anche “Festa della Montagna” o più comunemente “la salita a Castello”. La festa inizia ufficialmente il sabato dopo Pasqua, detto anche “sabato dei fuochi”, per avere il suo culmine il 3 maggio, il cosiddetto “ tre d’a Croce” (tre della Croce).  Una commistione di elementi religiosi e folkloristici, canti, balli e preghiere, che fondono gli aspetti più cattolici della tradizione con quelli ancestrali del paganesimo. Questa è la festa della Madonna di Castello, ma anche molto altro.

La preghiera e l’arrampicata

La Festa della Madonna è una tradizione irrinunciabile per Somma Vesuviana, ma interessa anche i comuni limitrofi, tanto che, nel lungo periodo dedicato alle celebrazioni, ogni comunità ha il proprio giorno dedicato. Ma come si svolgono i festeggiamenti? Il primo obiettivo per i pellegrini e le “paranze”, ossia le comitive che daranno vita all’aspetto profano della festa, è recarsi in cima al Monte Somma. Poi vi è la sosta al Santuario della Madonna di Castello, dove si tiene una messa per i pellegrini.  Al termine della funzione religiosa si continua a salire, fino alla sommità del Monte, verso Punta Nasone, da tutti conosciuta come “o’ciglio”. Qui vi è una cappella con una croce, dove le paranze si fermano a pregare. Dopodiché si dà inizio alle danze.

Dal sacro al profano

Per arrivare in cima la salita è piuttosto ripida, poco più che un sentiero sconnesso nella roccia. In quel punto del tragitto, da cui si può godere di una vista mozzafiato su Napoli e zone limitrofe, partono le danze, che hanno luogo subito dopo la funzione religiosa nei pressi della cappella con la croce. Dopo l’esplosione di fuochi d’artificio, diventa tutto un moltiplicarsi di abbondanti banchetti, tammurriate e tanto vino. Le paranze sono molte ed occupano svariate zone della punta del Monte, in un turbinio di ritmi e suoni coinvolgenti. Sia l’aspetto sacro, sia quello profano, sono molto sentiti, ma il momento in cui i pellegrini si scatenano a ritmo di tammorra e dei canti a figliola, appare addirittura liberatorio.

Le origini pagane della festa

Un rituale del genere, che conserva praticamente inalterati gli aspetti ancestrali, affonda le radici in un passato molto remoto. Già in età precristiana le popolazioni che abitavano la zona erano solite raggiungere le sommità per celebrazioni pagane. Ma il Monte Somma ha sempre avuto un significato molto più profondo. Per gli abitanti di Somma Vesuviana e dei comuni vicini, il Monte è una protezione, è come una mamma che si frappone tra il temibile Vesuvio ed i suoi figli, allo scopo di proteggerli. I rituali antichi avevano appunto la finalità di ringraziare questo monte così protettivo. I falò in cima al monte che, ancora oggi delineano la zona della festa, sono un’eredità di quel tempo che non ha subito alterazioni.

Gli innesti del cattolicesimo

Con l’avvento della religione cattolica, la Chiesa non ha potuto fare a meno di coglierne gli aspetti simbolici e farli propri. Tuttavia, la scelta della Madonna di Castello non è casuale. La Madonna è stata scelta spontaneamente dai contadini, per le umili origini, molto più vicina alla loro reale condizione. Secondo le poche fonti arrivate sino ai giorni nostri, sin dal 1400 circa, le celebrazioni vengono svolte in onore della Madonna di Castello e dal 1622, con l’arrivo di Padre Carlo Carafa, si hanno notizie sulla statua ed il santuario della Madonna posto sul Monte Somma.

La Festa della Madonna di Castello ai tempi del Covid

Anche la Festa della Madonna ha subito i contraccolpi derivanti dalla pandemia di Covid-19 e le conseguenti misure restrittive. L’edizione 2021 della festa ha avuto inizio sabato 10 aprile ma con un diverso approccio. Anche l’atmosfera con cui la vive la comunità di Somma Vesuviana sembra essere diversa. Niente falò per la strada, niente fuochi d’artificio, nessuna paranza ad arrampicarsi sul ciglio del Monte Somma, nessuna tammurriata e nessun ballo. Per il secondo anno di fila solo una preghiera al santuario allevierà le pene dei fedeli. Ed anche quest’anno, la cima del Monte Somma, risuonerà di un silenzio assordante, che richiama l’attenzione verso il desiderio di una normalità che manca da troppo tempo.

 

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