L’abbazia del Goleto e il suo silenzio avvolgente

In Irpinia c'è l'abbazia del Goleto: complesso di ruderi situato s Sant'Angelo dei Lombardi. in cui poter pregare e meditare.

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In provincia di Avellino c’è un complesso di ruderi davvero spettacolare. Ubicato a Sant’Angelo dei Lombardi, sto parlando dell’abbazia del Goleto!

Il Goleto è un posto in cui respirare appieno la natura, meditare, riflettere, pregare. L’Irpinia, dunque, nasconde un posto magico, che sembra appartenere ancora al Medioevo.

Il complesso fu fatto costruire nel 1133 da Guglielmo da Vercelli, che visse all’interno di una cavità d’albero per gran parte della sua vita. Il santo edificò l’abbazia su di un terreno donatogli dal re normanno Ruggero, signore di Monticchio.

La struttura ospitava monaci e monache e il punto cardine era rappresentato dalla badessa.

I monaci si occupavano della liturgia e dell’amministrazione, mentre la badessa aveva potere assoluto, e incoraggiava la costruzione di nuove opere. Una delle più importanti fu sostenuta dalla badessa Febronia nel 1152. Si trattava della torre, stile romanico, di cui oggi è rimasto solo il piano inferiore, essendo originariamente costruita a due piani. Per la sua fabbricazione, furono utilizzati materiali lapidei proveniente da un mausoleo romanico lì vicino. La torre serviva a difendere il posto ed in particolare le monache stesse, molte delle quali appartenevano a famiglie aristocratiche.

Qui il silenzio avvolge ogni cosa e permette la meditazione e il contatto con l’ambiente.

Goleto

Storia dell’abbazia del Goleto

Il posto ruotava attorno la Chiesa posta al centro del Santissimo Salvatore che a sua volta inglobava il monastero delle monache, situato accanto l’abside, e il monastero dei monaci, più piccolo, collocato davanti la facciata.

Nel tempo, il complesso monastico crebbe sempre di più, da ogni punto di vista.

Nel 1255, fu costruita la Cappella di Santa Luca, considerata il gioiello dell’abbazia. Racchiude la reliquia del santo. Tramite una scala interna, il cui parapetto termina con un corrimano a forma di serpente con in bocca un pomo, si accede alla suddetta. L’accesso è caratterizzato da un arco a sesto acuto e un rosone a sei luci, di piccole dimensioni. L’interno è a pianta quadrata e a due navate. Si possono osservare affreschi della vita di San Guglielmo. Ma stupendi sono anche gli altari, in particolare uno impreziosito da eleganti capitelli e basamenti di ogni tipo. La cappella viene definita una dei monumenti più belli di tutta Italia.

Per i successivi due secoli, la comunità esercitò una notevole influenza in Irpinia, ma anche in Puglia e in Basilicata. Preziosa, in questo senso, fu la protezione della nobiltà normanna-sveva.

Ma con la pesta nera, nel 1348 quindi, iniziò il declino che portò alla fine della comunità monastica. Il monastero fu così amalgamato a quello di Montevergine.

Nel 1807, il sovrano Giuseppe Bonaparte, abolì l’Abbazia.

Fu il monaco benedettino P. Lucio Maria de Marino, nel 1973, a restaurare il posto che con il tempo, ritornò ad essere un importante punto di riferimento.

Restauri

Attualmente, è possibile ammirare decorazione di epoca romana, nonché blocchi e bassorilievi, due leoni rampanti, stemma della famiglia Caracciolo e diversi simboli. Uno di questo è per esempio il “Centro Sacro”, un quadrato che racchiude otto raggi formanti due crochi greche, simbolo antichissimo che riguarda l’origine delle cose. O la “Croce del Tao”, che risale alla Bibbia, diventato poi il simbolo utilizzato da San Francesco d’Assisi. Allude alla creazione.

Bellissimi sono i restauri che però non hanno interessato il tetto, facendo del posto un luogo a cielo aperto, rendendo tutto ancora più bello e suggestivo.

E restaurata è anche la Chiesa del Vaccaro, il cui nome deriva dal suo costruttore, l’architetto napoletano Domenico Antonio Vaccaro. La progettò tra il 1734 e il 1745. La pianta è a croce greca con un cupola centrale. Nonostante manchi di parti essenziali, resta un posto incredibile, come il suo pavimento, restaurato da poco.

L’Abbazia è abitata da pochi monaci dell’ordine dei Piccoli Fratelli della Comunità Jesus Caritas di Charles de Foucald.

Vi è anche un piccolo cimitero o “scolatoio” di sedili in pietra dove sono conservati i corpi delle monache defunte.

Le visite non sono consentite nelle ore di preghiera.

La struttura consente l’accoglienza di gruppi per ritiri giornalieri e la permanenza di massimo due giorni per sole due persone che abbiano forti motivazioni spirituali.

Fonte foto: riscoprendoleradici.com, castellidistoria.it

 

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