L’artigianato del Rione Sanità

Fino a qualche tempo fa, il Rione Sanità si presentava come un luogo di grande concentrazione di lavoro artigianale. Al giorno d’oggi però, l’artigianato partenopeo, e in particolare guantai e calzolai nella Sanità, è un’arte che sta svanendo sempre più. Ma tra i vicoletti del quartiere c'è chi tiene ancora viva la propria storia.

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Spesso ci si dimentica di quanta ricchezza sia presente nel Rione Sanità. Tra street art, chiese fatiscenti e mercati all’aperto, c’è chi persiste nelle proprie attività tradizionali, queste tramandate di padre in figlio fin dai secoli scorsi, che ne fanno una peculiarità unica al mondo. Le case, qualche decennio fa, si trasformavano in piccole fabbriche di guanti e scarpe nelle primissime ore del mattino. Divenuti cuori pulsanti dell’artigianato napoletano, venivano prodotti capi raffinatissimi e di prima qualità. Addirittura, il 90% delle esportazioni mondiali di guanti erano fabbricate nella nostra città.

Per dare un esempio della prestigiosità di tale arte, nel film Titanic, pellicola del 1997 che ancora oggi detiene il record di vittorie ai Premi Oscar (ben 11), tutti gli attori indossavano guanti prodotti proprio nel Rione Sanità.

Ma da quanto l’industria confermava la sua ascesa, l’artigianato napoletana ha iniziato a pagarne le conseguenze. Si rinunciava alla creatività e alla raffinatezza per dar forza alla produttività. Con l’avvento dell’industrializzazione, dunque, molte famiglie furono costrette a ritirarsi dalla produzione di guanti e scarpe, poiché era impossibile concorrere con i costi delle grandi fabbriche.

L’arte è resilienza

Il Rione Sanità era famoso per la zona di mercato. In particolare, in via dei Vergini vi era uno dei più grandi mercati di frutta e verdura. Le stradine secondarie, invece, erano floride di fabbriche di pelle e di falegnameria.

È possibile, ancora adesso, trovare chi resiste e chi per passione continua il lavoro dell’antico artigiano. Tra via dei Cristallini e Piazza Miracoli, vi è una piccola bottega ormai centenaria. In questo piccolo vicoletto, da tre generazioni ci si impegna nel lavoro di calzolaio. Al suo interno vi è un gentile anziano che, con dedizione e costanza, ripara scarpe di ogni genere. Nel suo negozietto, decine di calzature e svariati quadretti in bianco e nero creano un’atmosfera più che nostalgica.

La forza di questa antica bottega è fonte di orgoglio per tutti noi. Possiamo definire l’anziano calzolaio come una pietra miliare della città di Napoli, paragonabile alle chiese e alle pietre che sorreggono la nostra storia. Come in una macchina del tempo, si può far visita alla bottega per rendersi conto che vi è ancora un filo conduttore tra passato e presente, e che la resilienza napoletana è ben improntata nell’artigianato.

 

 

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