Grande Campania

Il Castello di Baia: tra storia e curiosità

Il Castello di Baia, situato tra le meraviglie dei Campi Flegrei, ha una storia molto antica che risale ai tempi di Alfonso d'Aragona.

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La storia di Baia, conosciutissima frazione del comune di Bacoli, è molto florida. Già Cassiodoro, nel VI secolo d.C. illustrò le meraviglie dei luoghi baiani.

Tutto ciò che riguarda questo paese dei Campi Flegrei, nel tempo, è diventato sempre più romantico, grazie alla collocazione di questo luogo all’interno di una cornice decisamente amena e accogliente.

In epoca greca, Baia fu uno degli approdi posti sotto il controllo di Cuma, ma il suo nome appare per la prima volta durante un periodo molto importante, il III secolo a.C., quando il poeta Licofrone, ripercorrendo le peregrinazioni di Odisseo, colloca in questa zona la tomba del nocchiero Baios, da cui sarebbe poi derivato il toponimo di questa straordinaria insenatura. Approdo della potente Cuma, fu il luogo flegreo più decantato e frequentato per le sue delizie ambientali e per le rinomate sorgenti termali, tanto che Orazio poté testimoniare che: “Nullius in orbe sinus Bajis praelucet amoenis” e cioè “nessuna insenatura al mondo risplende più dell’amena Baia” e, senza dubbio, aveva proprio ragione!

Per effetto del bradisismo, fenomeno vulcanico che consiste nel periodico abbassamento e innalzamento del suolo, l’antica città è oggi sommersa dal mare e regala non solo mirabili escursioni ai più appassionati del settore, ma anche continue ed entusiasmanti scoperte.

Da sempre, tuttavia, lo sfruttamento delle acque termali a scopi curativi è stato la maggiore risorsa della zona.

Ma la frazione di Baia non si limita soltanto al suo porticciolo! Quando pensiamo a questo luogo, infatti, ricordiamo il suo castello Aragonese, che domina il maestoso golfo di Pozzuoli in posizione strategica.

La collina su cui sorge il castello, in epoca romana, era occupata da una grandiosa e imponente villa, i cui resti sono ancora visibili lungo la costa.

Tradizione vuole che si tratti della famosa villa di Cesare, costruita, come racconta Tacito, su un’altura dominante, che è proprio quel golfo di Baia.

Ma ciò che certamente colpisce di più appena si giunge in questo sito è il castello stesso. Questo fu realizzato per volere di Alfonso d’Aragona, alla fine del XV secolo, con lo scopo di difendere il golfo dalle incursioni moresche. È uno dei tesori più influenti dei Campi Flegrei.

Il secolo successivo fu ampliato e fortificato dal viceré spagnolo Don Pedro de Toledo, dopo l’eruzione del Monte Nuovo avvenuta nel 1538, assumendo l’aspetto che tutt’oggi lo contraddistingue.

Da allora, adattato a fortezza e a carcere militare, ricoprì un ruolo molto importante nel sistema difensivo del Regno di Napoli.

Nel 1544 respinse gli assalti di una numerosa e poderosa flotta di pirati musulmani e da allora in poi fu la chiave di volta del sistema di difesa del golfo di Pozzuoli.

Fortezza spagnola fino ai primi anni del 1700, fu per poco tempo nelle mani degli Austriaci fino a diventare, nel 1860, una roccaforte borbonica. È a questo periodo che risale, difatti, lo stemma marmoreo che sovrasta il portale d’ingresso.

Negli anni precedenti alla prima guerra mondiale, il castello rappresentò il luogo adibito a campo di concentramento per i prigionieri austro-ungarici e, solo più tardi, la famosa fortezza venne utilizzata per altri scopi ancora, sino ad ospitare nel 1927 l’orfanatrofio militare. Da questo momento in poi, se ne alterò profondamente l’assetto principale, soprattutto lungo il lato orientale affacciato sul mare.

Di particolare interesse sono anche la cinquecentesca chiesetta della Madonna del Pilar e il minuto fortino a mare, una difesa avanzata impiantata nel 1500 su strutture romane semi affioranti.

Oggi il sito ospita il Museo Archeologico dei Campi Flegrei, inaugurato nel settembre del 1993, nel quale sono custoditi i reperti pervenuti dal Sacello degli Augustali a Miseno, tra i quali la statua equestre di bronzo di Domiziano-Nerva, e numerosi calchi in gesso di sculture greche ritrovati a Baia.

In uno spiazzo posto ai piedi della torre sono esposti i cippi marmorei rinvenuti nel monumento misenate e recanti dediche a divinità e ad imperatori.

All’interno della torre di primo livello ospita la facciata ricostruita del tempio misenate con diverse statue, tra le quali si segnalano quelle di Vespasiano e Tito.

Al piano superiore, sono collocati, invece, i frammenti in gesso dei calchi di Baia, eseguiti da un atelier che lavorò con somma perizia direttamente su celebri statue greche del V e IV secolo a.C.

Concludendo, senza dubbio il Castello di Baia rispecchia uno dei siti campani più avvincenti sia per quanto riguarda l’enorme mole culturale che rappresenta, sia per i magici e spettacolari scenari che regala ogni giorno, grazie soprattutto al mare color smeraldo che avvolge la struttura, capace di far innamorare i più attenti passanti!

Fonti:

  • I Campi Flegrei, un itinerario archeologico; a cura di: Paolo Amalfitano, Giuseppe Camodeca, Maura Medri.
  • Pozzuoli nei Campi Flegrei, 1995, Azienda Autonoma di Cura di Soggiorno e Turismo di Pozzuoli.
  • Oltre il mito, Nove giorni nei Campi Flegrei, Associazione culturali, otre l’averno flegrea Lux in Fabula.

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