Apice, la Pompei del 900

Apice, in provincia di Benevento, è un borgo dove il tempo si è fermato. Un luogo abbandonato dopo i terremoti degli anni Sessanta ed Ottanta, da molti considerato la Pompei del Novecento.

0 845
É il 21 agosto del 1962 quando, alle 19.30 circa, due scosse di terremoto sconvolgono la città. Le vittime sono “solo” 17 e gli abitanti vengono prontamente evacuati a causa della possibilità di nuove scosse o altri crolli.

Visti gli ingenti danni l’amministrazione decide di costruire un nuovo insediamento, sulla collina di fronte, ma non tutti accettano lo spostamento. Successivamente, con il terremoto degli anni ottanta però lo spostamento totale sarà necessario ed il vecchio centro abitato di Apice a pochi km da Benevento viene abbandonato.

Storia di Apice

Apice nasce sulle colline beneventane, dopo un antico insediamento romano, come ci conferma la presenza dei resti del ponte appiano e della via Appia.
A circa 3 km da Apice, il ponte Appiano (ponte Rotto per i paesani) nell’antichità permetteva alla via Appia di superare il fiume Calore collegandosi al porto di Brindisi. Secondo gli studi fatti, in origine era formato da 9 arcate, lungo 150m ed alto 9m. Oggi è in buone condizioni solo la parte centrale mentre i resti dei pilastri si trovano poco distanti.
A conferma delle origini romane, sul muro esterno di una delle chiese del paese è anche scolpito un fascio littorio, simbolo romano. Nelle vicinanze di Apice sono state trovate anche molte tombe, colonne e monete provenienti da quell’epoca.
La prima menzione di questo comune risale tuttavia all’VIII secolo, in una concessione del Principe longobardo Grimoaldo a Montecassino.  Successivamente l’insediamento fu attaccato dal conestabile beneventano Landolfo della Greca per una rappresaglia contro i Normanni.

Di epoca normanna è infatti il Castello dell’Ettore. Il castello ha una pianta a forma decagonale, difeso da possenti mura. L’edificio nel passato era dotato di quattro torri, oggi solo due. Dentro le mura troviamo, invece, un grande cortile con una fontanella utile  per servire l’acqua agli abitanti ed abbeverare gli animali.

Borgo Medievale Castello

In passato nei dintorni di Apice esistevano cinque conventi: San Francesco (1222), San’Antonio (1500), San Giovanni (1600), San Guglielmo (XII secolo) e l’Abbazia di San Lorenzo al bosco (VII secolo). Oggi invece possiamo trovare in questo borgo la Chiesa Collegiata di Santa Maria Assunta in Cielo, di origine longobarda, e la Chiesa dei Santi Bartolomeo e Nicola.

Il borgo fantasma

Dagli anni ottanta il vecchio borgo di Apice è abbandonatoLe varie amministrazioni che si sono susseguite hanno cercato nel tempo di ricostruire e di mettere in sicurezza il vecchio centro abitato. Nel 2016, ad esempio, è stato riaperto una parte del castello normanno, dove prima della pandemia si sono svolti dei mercatini di Natale
Ad Apice tutto è rimasto com’era, le insegne dei negozi, la piazza, le case. Ci sono ancora le scritte sui muri dell’epoca, ed insegne storiche. Istantanee di vite interrotte.
Nel borgo è possibile infatti notare alcune caratteristiche distintive. Le case sono basse, costruite in pietra e di uno, massimo, due piani. Costruite negli anni anni ’60, con l’avvicinarsi del boom economico, troviamo i primi bagni nelle case ricavati in angoli inaspettati e qualche elettrodomestico o ciò che ne rimane di esso.
L’architettura rurale che un tempo caratterizzava Apice è scomparsa, probabilmente anche grazie agli interventi successivi ai terremoti, per recuperare la cittadina. 
Ciò nonostante, di gran fascino è la possibilità di vivere in un altro tempo. Apice è un’istantanea di vite interrotte, una fotografia di un’Italia scomparsa. Non ci sono ad esempio segni di modernità, come delle, ormai semplici, insegne luminose.

 

Oggi Apice è visitabile in parte, grazie ai lavori svolti negli anni.

 

Lascia un Commento