Sanità e piccoli centri: cosa succede quando l’ospedale “più vicino” è lontano?

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Nei piccoli comuni della Campania, soprattutto quelli dell’entroterra e delle zone montane, l’accesso ai servizi sanitari rappresenta ancora oggi una delle principali criticità. Il divario tra aree urbane e periferiche si traduce, per migliaia di cittadini, in un diritto alla salute sistematicamente disatteso.

Le zone interne del Cilento, dell’Irpinia e dell’Alta Valle del Sele, così come alcuni quartieri popolari di Napoli e Caserta, vivono quotidianamente il disagio di dover percorrere anche 40-60 minuti per raggiungere il primo ospedale attrezzato. In assenza di ambulanze o di trasporti pubblici efficienti, una banale emergenza può trasformarsi in una tragedia.

Secondo i dati diffusi dall’ISTAT BES 2024, e ripresi da Corte Suprema Salute, oltre il 30% dei residenti nei comuni campani sotto i 3.000 abitanti ha dichiarato di aver avuto difficoltà ad accedere a cure mediche tempestive nell’ultimo anno.

 

Il disagio delle aree interne

Molti territori montani o collinari – come quelli del Vallo di Diano o del Parco del Partenio – sono classificati dalla Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI) come “periferici” o “ultra-periferici”, dove l’accesso ai servizi essenziali, tra cui ospedali e presidi sanitari, è gravemente compromesso.

Ad esempio, in Costiera Amalfitana, l’unico ospedale presente – il “Costa d’Amalfi” – non dispone di reparti con posti letto e spesso rimanda i pazienti a Salerno o a Napoli. Come ha sottolineato un’inchiesta pubblicata da Senza Filtro, questo rende di fatto impossibile la gestione di urgenze mediche sul posto.

Questa condizione geografica, combinata con una sanità già sotto stress per carenza di personale e strutture obsolete, contribuisce a un aumento delle situazioni di malasanità. Sempre più spesso i cittadini si vedono costretti a rivolgersi a strutture private, o peggio ancora a rinunciare alle cure. In casi estremi, ciò può sfociare in azioni legali per ottenere un risarcimento danni da errore medico, quando il mancato intervento tempestivo ha provocato danni permanenti o peggioramento della patologia.

 

Malasanità e difesa dei diritti

Il principio di uguaglianza nell’accesso alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione si scontra, nei fatti, con la realtà di tanti piccoli centri dove non esiste nemmeno un medico di base a tempo pieno.

I lunghi tempi di attesa, gli errori diagnostici dovuti alla fretta o alla mancanza di specialisti, e i ritardi nei soccorsi sono spesso all’origine di eventi drammatici. In questi casi, la tutela dei cittadini passa attraverso l’attivazione di procedimenti legali volti a ottenere un risarcimento danni da errore medico, una possibilità che esiste ma che richiede tempo, competenza e assistenza legale adeguata.

Anche per questo, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) prevede nella Missione 6 l’attivazione di Case della Comunità e Ospedali di Comunità nelle aree a maggiore fragilità sociale e territoriale. Tuttavia, come dimostrano i dati regionali della Campania, la distribuzione di queste strutture resta sbilanciata e in molti comuni le inaugurazioni sono state posticipate o rimandate.

 

La città dei 15 minuti: un modello per il futuro

Il concetto di città dei 15 minuti, nato per rendere più vivibili le metropoli, può ispirare una profonda trasformazione anche nei contesti rurali. Il modello si basa sull’idea che ogni cittadino dovrebbe poter accedere a scuola, lavoro, salute, cultura e beni essenziali entro un raggio di 15 minuti a piedi o in bicicletta.

Applicato ai comuni campani, questo significa potenziare ambulatori pubblici, garantire la presenza continuativa di medici di base, attivare servizi di telemedicina e ambulanze di zona. Il fine è quello di garantire un’assistenza diffusa e continua, riducendo la pressione sugli ospedali e migliorando la qualità della vita.

La Regione Campania ha avviato alcune sperimentazioni in tal senso, ma il processo è lento e frammentario. Un’adozione strutturale di questo modello potrebbe ridurre significativamente le disuguaglianze sanitarie e rilanciare lo sviluppo delle aree interne, oggi sempre più spopolate anche a causa della carenza di servizi essenziali.

Sanità accessibile: una priorità per la dignità

La battaglia per una sanità più equa nei piccoli comuni non è solo una questione di efficienza organizzativa: è una questione di dignità. Non è accettabile che, nel 2025, l’assistenza medica dipenda dalla fortuna geografica o dalla disponibilità economica.

Serve un piano concreto e rapido per:

  • garantire l’assistenza primaria nei comuni sotto i 5.000 abitanti;
  • implementare servizi mobili di diagnostica e urgenza;
  • connettere la sanità territoriale con le reti digitali del Fascicolo Sanitario Elettronico;
  • responsabilizzare le amministrazioni locali affinché presidino i diritti dei cittadini.

Soltanto un’azione sinergica tra enti locali, Stato e comunità può colmare il divario esistente. Fino ad allora, migliaia di campani continueranno a vivere un disagio silenzioso ma profondamente ingiusto. E finché non ci saranno soluzioni strutturali, il numero di casi di malasanità – e le richieste di risarcimento danni da errore medico – continueranno a crescere.

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