Presepe napoletano: i personaggi che non possono mancare

A Napoli non è Natale senza il presepe e tutti i suoi personaggi, dietro i quali c'è sempre un significato.

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“Te piace ‘o presepe?” La celebre frase e successiva scena di Eduardo con il figlio è l’emblema del natale napoletano. Non è Natale senza presepe, seppur nel tempo le tradizione possono cambiare, il presepe resiste.  

Celebre in tutto il mondo è il lavoro svolto dagli artigiani locali. San Gregorio Armeno è ormai una piccola mecca per turisti ed appassionati. Da novembre, se non prima, ci si reca nelle piccole botteghe partenopee per comprare il materiale necessario a completare o migliorare il proprio presepe, fra sughero, muschio e personaggi. 

Nella creazione del proprio presepe ognuno ci mette la sua creatività, ma sempre nei limiti della tradizione. Ogni elemento infatti ha il suo significato, oltre i protagonisti: Gesù, Giuseppe e Maria.

Scene e luoghi del presepe napoletano

Prima di parlare delle scene principali, è bene precisare che la struttura del presepe è rigorosamente di sughero. Quest’ultimo serve per creare sentieri tortuosi, centrali per la tradizione, che i vari pastori attraversano per raggiungere la grotta.

La scena della nascita di Gesù, va sempre situata in basso e in primo piano. Il presepe quindi si sviluppa dall’alto verso il basso.

L’arrivo alla grotta e la sua posizione, infatti, ha una motivazione ben precisa:  bisogna scendere nelle tenebre ed affrontare sentieri tortuosi affinché si raggiunga  la luce, la rinascita che Gesù rappresentata.

Quali sono poi gli altri elementi fondamentali e ricchi di significato?

  • Il pozzo: si tratta di un simbolo negativo, metafora della bocca dell’Inferno, dell’oscurità. Il pozzo, infatti, rappresenta il collegamento tra la superficie ed il sottosuolo da cui possono venir fuori gli spiriti maligni. In particolar modo, credenza vuole che la notte di Natale il Male si scateni prima della nascita del Bene. 
  • La locanda: seppur per molti il cibo rappresenti gioia e felicità, nel presepe ha tutt’altro significato. Secondo i Vangeli, infatti, quando Maria e Giuseppe arrivarono a Betlemme chiesero ospitalità in parecchie locande, ma vennero scacciati in malo modo. Durante la creazione del presepe napoletano, nel XVIII sec., le locande erano ricettacoli di prostituzione e affari illegali, per questo motivo una scena ricca di cibo, in realtà,  rappresenta i peccati degli uomini.
  • Il mulino: le sue pale girano come il tempo, si produce farina, bianca come la morte, ma anche simbolo della vita, da cui nasce il pane.
  • Il fiume: tutto scorre, come un fiume e come il temp. Inoltre, l’acqua richiama il liquido amniotico, il parto e quindi la nascita.
  • La fontana con la donna: la sua presenza, è dovuta a due motivi. Stando a quanto scritto nei Vangeli apocrifi, l’arcangelo Gabriele avrebbe annunciato alla Vergine la nascita di cristo vicino a una fontana. Inoltre, stando alle credenze campane, nei pressi delle fontane avvengono incontri amorosi ed apparizioni fantastiche.

I pastori che animano il presepe

  • I Re Magi: simboleggiano il viaggio dell’astro e montano cavalli di colori differenti: bianco come il sole nascente, rosso come il sole al tramonto e nero come la notte. Rappresentano, dunque, le tre fasi del giorno: mattina, mezzogiorno e sera. 
  • Le lavandaie: sedute davanti ai secchi mentre lavano i panni, rappresentano coloro che aiutano la Vergine. Esse stendono panni candidi, come la verginità di Maria.
  • La zingara: è fra i pastori più insoliti. Che ci fa in una rappresentazione religiosa? Rappresenta una allegoria della profezia incarnata dalle Sibille nelle sacre rappresentazioni di un tempo. 
  • Il pescatore ed il cacciatore: sono due figure legate al fiume, citato in precedenza. Il primo simboleggia la vita ed è posto nella parte alta del corso d’acqua. Il secondo, invece, rappresenta la morte ed di è posto nella parte bassa del corso d’acqua. Insieme, quindi, simboleggiano il ciclo della vita.
  • I venditori di cibo: sono dodici, allegoria dei dodici mesi dell’anno. Gennaio è rappresentato dal macellaio o salumiere; febbraio dal venditore di ricotta e di formaggio; marzo dal venditore di uccelli; aprile dal venditore di uova; maggio dalla coppia di sposi con cesto di frutta; giungo dal panettiere; luglio dal venditore di pomodori; agosto dal venditore di anguria; settembre dal venditore di fichi; ottobre dal vinaio o cacciatore, ed infine novembre dal venditore di castagne e dicembre dal pescivendolo o pescatore.
  • Benino: posizionato generalmente in un angolino, è, probabilmente, la figura più importante di tutto il presepe. A lui sono legati due significati, un primo allegorico ed un altro simbolico. Le leggenda vuole, infatti, che l’intera rappresentazione sia, in realtà, un sogno di questo pastorello dormiente: una realtà messa in scena anche nella “Cantata dei Pastori”, quando Benino si sveglia e racconta di aver sognato la nascita del Bambin Gesù. La sua posizione esatta sarebbe, quindi, in cima al presepe dal momento che da lui dovrebbe discendere ogni personaggio ed ogni luogo allegorico mostrato. Su un piano più simbolico, invece, rappresenta l’intera umanità, dormiente e pigra di fronte al divino. La nostra specie è in grado di avvicinarsi all’eternità solo nei sogni, quando è inconsapevole e libera dagli schemi logici che la vincolano ai piaceri materiali.
Benito Pastore
Benito
  • Il Pastore della Meraviglia: posizionato in prossimità della Grotta, ha le braccia e la bocca spalancate perchè assiste con stupore alla nascita di Gesù. In lui c’è tutta la meraviglia della scoperta del divino, l’incontenibile sorpresa dell’uomo che viene in contatto con qualcosa di immenso. Per alcuni sarebbe lo stesso Benino ‘risvegliato’ nel suo stesso sogno.
  • Ciccibacco ‘ngopp ‘a botte: è un pagano tra i cristiani. La sua origine è molto antica e risale al culto del vino e alle antiche divinità pagane, come Bacco (Dio del vino). Dall’aspetto grosso e dalle guance rosse, è situato spesso davanti alla cantina con un fiasco in mano o mentre trasporta una carretta piena di botti di vino, preceduto e seguito da un corteo di uomini che con zampogne e pifferi scandiscono gli orgiastici ritmi dionisiaci. La scelta della collocazione di questo personaggio sul Presepe non è casuale, ma sta proprio ad indicare la vicinanza tra il sacro e profano e la sottile linea che li separa, l’eterna lotta tra il bene ed il male.
  • I Mendicanti, Zoppi e Ciechi: non dovrebbero mai mancare su un presepe. Essi rappresentano le anime del Purgatorio che chiedono preghiere ai vivi. Nelle festività, specialmente a Natale, nessuno dovrebbe dimenticare una preghiera per loro.
  • Pastori e Pecore: rappresentano il “gregge” dei fedeli che incontra Dio grazie alla guida avveduta dei pastori, i sacerdoti.
  • Bue e Asinello: secondo la tradizione il bue e l’asinello riscaldarono con il loro fiato la mangiatoia in cui venne riposto Gesù. Simbolicamente rappresentano invece il Bene (bue) e il Male (asino). Non sono due forze in contrasto, ma bilanciate fra di loro danno ordine al mondo intero: rappresentano l’equilibrio perfetto.

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