Grande Campania

Maria Còtena, lo spirito malvagio di Alife

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Da sempre, storie e leggende vengono tramandate di generazione in generazione e questo avviene in ogni luogo del mondo.

Le storie della tradizione sono innumerevoli e trattano i temi più vari, ma la cosa che sempre le accomuna è che hanno una duplice funzione, una prettamente narrativa e l’altra didattica. Infatti, in tempi antichi, i racconti popolari, con i loro insegnamenti, erano una vera e propria forma di educazione. Quella che oggi andiamo ad analizzare è un’antica storia della tradizione di Alife, una città in provincia di Caserta, che racconta di Maria Còtena, spirito dei pozzi che, con i suoi affilati artigli, fa cadere i bambini nelle loro fredde acque.

Le “cugine” di Maria Còtena

Come già detto, le leggende popolari variano di luogo in luogo, ma a rimanere invariate sono le tematiche che trattano. Ad esempio, innumerevoli sono le leggende legate ai pozzi, raccontate sia per scoraggiare i bambini ad avvicinarvicisi, sia perchè questi, essendo un collegamento diretto con il sottosuolo, hanno sempre simboleggiato la contrapposizione luce-buio ed il legame con il mondo dell’aldilà. È proprio per questo che sono numerosissimi gli spiriti ed i personaggi mitologici legati a questi luoghi, proprio come quello di Maria Còtena, che popolano le leggende di ogni paesino.

Spostandoci nel beneventano infatti, protagoniste di queste storie sono le Janare, cattivissime streghe che terrorizzavano gli abitanti di questa zona: la notte di Natale coglievano l’acqua dal pozzo che, come gli anziani insegnano, durante la santa notte è popolata di spiriti malvagi che si impossessano del corpo di chiunque la beva, e la davano ai passanti per il gusto di vederli morire. Un’altra “cugina” di Maria Còtena era Manalonga, ancora una megera di Benevento, simbolo di ciò che è putrido e ristagnante, che abitava nei fossi e nelle paludi ed era solita trascinare sul fondo di esse i malcapitati che ne solcavano i luoghi. Esiste anche una versione beneventana di Maria Còtena, MariaCatena di Limatola che, come intuibile dal nome, trascinava nel pozzo le persone utilizzando una catena.

La leggenda

Maria era una bellissima donna del villaggio di Alife, da poco rimasta vedova di suo marito, un venditore di còtiche, da cui appunto lei prendeva nome (Còtena). Dopo la morte del consorte, la fanciulla viveva una vita di stenti, tanto che le era difficile persino nutrire suo figlio.

Un giorno un condottiero giunse al villaggio sotto mentite spoglie, al fine di conquistare la città e di cacciarne l’amatissimo signore. Il giovane vide la splendida Maria che faceva il bucato e le si avvicinò per cercare di ottenere informazioni sulle abitudini del luogo. I due chiacchierarono a lungo e sentirono una forte attrazione reciproca. Il trasporto era tale che il condottiero decise che, una volta conquistata Alife, avrebbe preso in moglie la donna. Dal lungo dialogo l’uomo, oltre a questa fortissima infatuazione, ottenne delle salienti informazioni: il signore del villaggio era contrario alle armi, per cui la conquista della città sarebbe stata incredibilmente facile. Fu così che, poco dopo, tornò con il suo esercito e lo espugnò. Dopo aver imprigionato il signore ed essersi impossessato del suo castello, il condottiero convocò tutta la popolazione a corte, così da poter rivedere la bella Maria e chiedere la sua mano.

La fanciulla, così come il resto della popolazione, si recò al castello assieme al suo amato bambino ma, non appena vide il giovane, si rese conto di cosa aveva inconsapevolmente  fatto e di come egli l’avesse ingannata: scoppiò in un pianto disperato. Fu proprio per questo che l’ormai nuovo conte la notò e la invitò al suo fianco, rivelando a tutti i presenti il ruolo fondamentale che la fanciulla aveva avuto nella conquista del villaggio. A quel punto, la folla inferocita si scagliò sulla ragazza accusandola di tradimento. Nella bolgia, qualcuno afferrò il figlio di Maria e lo gettò nel pozzo lì vicino per vendicarsi. Disperata, la donna ammise la sua colpa e raccontò l’accaduto, smascherando la meschinità del sopraffattore; poi, piangendo a dirotto, si buttò nello stesso pozzo dove giaceva il corpo esanime del figlio.

Grazie al gesto di Maria, il giovane condottiero capì che non avrebbe mai potuto conquistare il popolo di Alife e, dopo aver trasformato il pozzo in una tomba, riempiendolo di gioielli e murandolo, lasciò la città e non vi fece mai più ritorno.

Si dice che lo spirito della bella Maria Còtena non sia mai trapassato e che sia rimasto a guardia del tesoro nascosto nel pozzo. Inoltre, il fantasma della giovane donna, con le sue unghie che non cessano mai di crescere, sembra che afferri i bambini che si sporgono nei pozzi e li trascini al fondo, come vendetta nei confronti del popolo per aver ucciso il suo amato figlio.

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