L’unicità della Riserva Naturale degli Astroni

La Riserva Naturale degli Astroni è un'area naturale protetta del WWF che racchiude l'intero edificio vulcanico. Unica nel suo genere, ospita anche una mostra di dinosauri.

0 521

Tra i comuni di Napoli e Pozzuoli c’è la Riserva Naturale degli Astroni, area naturale protetta del WWF.

Tale riserva si trova all’interno di una caldera di circa 247 ettari con perimetro di 6.5 km. Si tratta di uno dei più grandi crateri tra i trenta dei Campi Flegrei, nonché uno dei pochi preservati.

I geologi la definiscono caldera, cioè vasta depressione della superficie terrestre. Questa è però caratterizzata da fitti boschi e laghi che la rendono unica nel suo genere. Oltre a sentieri naturali ed osservatori per l’avifauna.

La riserva racchiude l’intero edificio vulcanico. Il fondo del cratere è occupato da tre specchi d’acqua nati da fenomeni vulcanici. Il più grande si chiama “Lago Grande”, di 3,3 ettari, mentre i più piccoli “Cofaniello Piccolo” e “Cofaniello Grande”, grandi quanto degli stagni. Il “Lago Grande” veniva sfruttato dai romani per le cure termali.

Il fondo della Riserva  è intervallato da rilievi relativi all’attività vulcanica, quindi non è un terreno pianeggiante. I rilievi in questione sono ” Il colle dell’Imperatrice”, cratere di piccole dimensioni e spento, il “Colle della Rotondella” e i “rilievi dei Paglieroni”, chiamati in questo modo in quanto includevano recinti per la caccia del cinghiale.

Il perimetro del cratere è delimitato da un antico muro di cinta intermezzato da due ruderi, “Torre Lupara” e “Torre Nocera”. Sul fondo è posto un vecchio edificio borbonico che veniva usufruito dal re come casino di caccia, la “Vaccheria”.

Il fondo del cratere presenta un viale in terra battuta dal nome “lo stradona di caccia” e dallo stradone si aprono altri viali che si diradano sui versanti interni.

Sentieri degli Astroni

Storia della Riserva degli Astroni

Al tempo dei Romani, il posto era utilizzato per le attività termali.

Nel XVI secolo, la Riserva divenne tenuta reale di caccia per volere di Alfonso I d’Aragona che vi fece entrare cinghiali, cervi e daini, recintando il tutto. E questo durò fino agli inizi dell’800. Ferdinando II nel 1830, aprì tale riserva reale di caccia anche il pubblico.

Successivamente alla caduta del Regno delle Due Sicilie e con il passaggio di proprietà ai Savoia, il luogo subì un ulteriore modifica: la sua gestione divenne infatti di tipo forestale e subì tagli e l’introduzione di specie arboree non presenti in quella determinata flora locale.

Nel 1919, la Riserva rientrò nell'”Opera  nazionale Combattenti” , insieme ai beni demaniali in uso alla Corona.

Il cratere interessò poi le truppe alleati e i civili che cercavano di sfuggire ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

L’introduzione successiva di animali esotici come gli ungulati crearono gravi problemi all’ambiente e si iniziò a disboscare a dismisura per permettere l’accesso agli autoveicoli e a nuove piste, il tutto accompagnato da grossi cumuli di rifiuti. Tutto questo era insostenibile per la flora e la fauna originaria.

Il terremoto degli anni’80 ne provocò la chiusura per motivi di sicurezza e passò dall'”Opera Nazionale Combattenti”, eliminata, alla Regione Campania.

Curiosità

Dal 1987, la gestione è affidata al WWF.

Sette eruzioni hanno interessato  gli Astroni, l’ultima della quale avvenuta 3700 anni fa, mentre la prima 4100 anni fa circa.

Sul bordo del cratere troviamo una vegetazione tipicamente mediterranea come lentisco, mirto e fillirea, mentre sul suo fondo ci sono specie mesofile come castagno, rovere, farnia, olmo e carpini, nonostante vivano di quote più elevate. Questo perché vi esistono diversi microclimi che si legano al fenomeno dell’inversione termica.

Gli animali che si incontrano maggiormente sono invece il ghiro, il piccolo mustiolo etrusco e il moscardino, oltre a 38 lepidotteri.

Nella Riserva è possibile visitare la “Mostra dei dinosauri”. Questi animali preistorici sono stati ricostruiti a grandezza naturale in oltre 6 km di di percorso di natura incontaminata. La mostra consente ai suoi visitatori di ammirare dinosauri come il T- Rex, il Diplodoco, di capire il motivo della loro estinzione, le modifiche che subirono a loro tempo, oltre alle evoluzioni dei diversi sistemi di adattamento che adottarono.

Riserva degli Astroni

Informazioni

Il costo del biglietto per vedere la “Mostra dei dinosauri” è di 10 euro. I biglietti ridotti di 7,50 sono riservati ai bambini e ai ragazzi dai 4 ai 18 anni, agli adulti over 65 e agli accompagnatori di persone diversamente abili. Gli studenti universitari pagano 5 euro, mentre i soci del WWF 4 euro. Non pagano i bambini al di sotto dei 4 anni e le persone diversamente abili.

Chi sceglie di comprare questo biglietto può accedere anche al sentiero “Natura”, mentre chi acquista il biglietto “Natura” non può accedere alla Mostra con lo stesso.

Il biglietto per “Natura” costa 6 euro. Gli studenti universitari pagano 5 euro, i bambini e i ragazzi dai 4 ai 18 anni 4 euro, mentre per i soci del WWF, i bambini al di sotto dei 4 anni e le persone diversamente abili, è gratis.

La Riserva è aperta il sabato, la domenica e i giorni festivi dalle ore 10:00 alle 18:00.

 

Fonti foto: crateredegliastroni.org

 

Lascia un Commento