L’eccellente qualità dei vini della Campania

E' quanto emerso a Vinitaly, la fiera internazionale più importante d'Italia

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Il famoso proverbio attribuibile a Plinio il vecchio recitava così, “In vino veritas” (nel vino c’è la verità). Parafrasando il detto, nel rispetto appunto di questa verità, si può affermare senza alcun dubbio che la nostra Regione mette in mostra tutta la qualità dei suoi vini. Un vanto(a ragione) per i viticoltori campani. Bisogna dire però che ancora molto c’è da fare. Lo stand messo in piedi alla manifestazione internazionale di Vinitaly mostra, come detto, il valore dei vini regionali. Palesa però anche il rovescio della medaglia, ovvero la limitata produzione campana, che rappresenta all’incirca il 3% della produzione italiana.

Il Vinitaly

Dopo due anni di chiusura causa COVID, la città di Verona è tornata ad ospitare la più importante manifestazione di vini in Italia, certamente  la più aspettata. I dati dimostrano che il consumo di vino è in crescita nell’ultimo anno, anche tra i giovani maggiorenni. Dato in controtendenza rispetto agli anni precedenti. Nonostante ciò il suo gradimento è rimasto sempre alto. Aziende, professionisti e semplici amanti del vino, si sono dati appuntamento nella 4 giorni della città scaligera. In aumento sia, le vendite dei cosiddetti vini premium Gdo, (soprattutto spumanti) ovvero quelli dedicati alla grande distribuzione, sia quelle di vini biologici o sostenibili. La Campania era presente con più di 220 cantine.

La qualità dei nostri vini

Come detto in precedenza, la produzione campana rappresenta all’incirca il 3% della produzione italiana. Ridotta è anche la presenza di terreni coltivati a viti. Malgrado queste due limitazioni, la qualità dei vini nostrani è superiore alla media nazionale. Vini Dop/Igp che hanno un intenso collegamento con la propria terra di origine. Aumentata di molto sia l’esportazione che la presenza all’interno della fiera. La Regione Campania aveva infatti un grande spazio, cosa che non accadeva nel passato. Cambiata inoltre anche la suddivisione delle province, ora più legata che mai all’identità del territorio. Ne consegue che c’erano stand dell’Irpinia, Terra di Lavoro, Sannio e Cilento-Costa d’Amalfi. Quello che non è cambiato invece sono il simbolo e lo slogan “dove il vino è leggenda” Ulteriore dimostrazione  del forte connubio tra storia, arte e viticoltura.

La Campania enologica

I viticoltori campani associano l’elevata qualità delle nostre uve a studi continui per “convertirla” in un prodotto finito di ottima qualità. Studi che interessano tutta la filiera. La coltivazione dell’uva, la trasformazione della stessa in vino e l’imbottigliamento, ( il tutto utilizzando tecniche sempre più moderne nel rispetto della tradizione e della qualità del vino). L’ultima fase della filiera è la commercializzazione. Al tutto aggiungiamoci l’inventiva e la vivacità tipiche della nostra terra ed ecco spiegata la continua crescita dei vini campani. Negli ultimi cinque anni le vendite all’estero sono infatti cresciute del 38%.

I programmi per il futuro

In seguito alle ripercussioni dovute alla chiusura legata al COVID, per il futuro si punta ad aumentare la già elevata qualità dei nostri vini, la sostenibilità, potenziare l’export e migliorare la filiera e la preparazione di tutti coloro che vogliono cimentarsi in questo settore che esiste da secoli. La loro formazione avverrà tramite la creazione di appositi corsi di specializzazione. Ci sarà inoltre l’introduzione di una scala di valori da attribuire ai differenti consorzi. Per finire si cercherà anche di far salire il numero di persone che bevono vino nella nostra Regione. Il dato dimostra che coloro che bevono vino con una certa frequenza si assesta intorno al 47%. Notevolmente più basso del nord, dove si arriva anche al 58%

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