La storia della caldaia romana ancora intatta ritrovata a Villa Della Pisanella di Boscoreale

Unica nel suo genere, rivela gli antichi segreti dell'ingegneria romana

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La Villa della Pisanella sorge nell’agro romano di Boscoreale, a pochi passi dall’ombra del Vesuvio. Risalente all’epoca romana, essa rappresenta uno dei tanti insediamenti produttivi che punteggiavano il suburbio nord-pompeiano. A differenza di molti altri siti, la villa ha subito scavi sistematici che hanno portato alla luce un tesoro di informazioni sulla vita quotidiana e le tecniche ingegneristiche dell’epoca. Dagli scavi è emerso un reperto straordinario, senza precedenti nel mondo archeologico, una caldaia romana completa, rinvenuta intatta con tutti i suoi tubi, valvole e raccordi. Il tutto serviva per regolare il flusso d’acqua, con valvole a maschio fuse in bronzo. La produzione di tali meccanismi doveva rispettare standard definiti, simili a quelli moderni

Un tesoro disperso e ritrovato

Le prime tracce della villa risalgono al 1868, quando il signor Modestino Pulzella rinvenne alcune pareti antiche durante la costruzione di un muro. I primi scavi, condotti senza metodo scientifico, si concentravano sul recupero di reperti preziosi, molti dei quali andarono dispersi in musei di tutto il mondo.

Solo nel 1894, grazie all’iniziativa di Vincenzo De Prisco, proprietario del terreno, gli scavi ripresero con un approccio più rigoroso. Fu in questo periodo che venne alla luce il celebre “Tesoro di Boscoreale”, una collezione di argenterie di inestimabile valore, purtroppo venduta all’estero per una lacuna nella normativa italiana di tutela dei beni culturali.

Un esempio di tecnologia avanzata

Nel 1896, gli scavi portarono alla scoperta di un reperto di eccezionale valore, una caldaia romana perfettamente conservata con tutti i suoi tubi, valvole e raccordi. La caldaia, in bronzo, era dotata di un sistema di tubi di piombo che permetteva all’acqua di circolare e di essere riscaldata. Le valvole, del tipo a maschio, consentivano di regolare il flusso dell’acqua con una rotazione di 90 gradi.

La costruzione della caldaia testimonia l’alto livello di tecnologia raggiunto dai Romani. La sua realizzazione richiedeva standard precisi e l’utilizzo di materiali di alta qualità, come il bronzo e il piombo. La giunzione dei tubi di piombo avveniva mediante saldatura, una tecnica già conosciuta e utilizzata all’epoca.

Un museo a cielo aperto e un futuro incerto

Campania felix , termine coniato da Plinio il Vecchio in quell’epoca era una delle zone più prospere dell’impero. Famosa per la sua produzione di grano, olio d’oliva, vino e per le sue città ricche e cosmopolite. Non meraviglia quindi che ci siano tesori che sono stati scoperti e tanti altri ancora che si celano chissà dove.

Dopo la scoperta della caldaia, la villa venne trasformata in un museo a cielo aperto, il “Museo De Prisco”, che attirò l’attenzione di studiosi e visitatori. Purtroppo, il museo venne poi chiuso e la villa ricoperta di terra per preservarla dai danni ambientali.

Un patrimonio da riscoprire

La Villa della Pisanella e la sua caldaia intatta rappresentano un patrimonio archeologico di inestimabile valore. La riscoperta e la valorizzazione di questo sito potrebbero gettare nuova luce sulla vita quotidiana nell’antica Roma e sulle sue avanzate tecnologie. Attualmente, la caldaia è conservata nella sezione tecnologica del Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN), in attesa di un futuro allestimento che la renda finalmente accessibile al pubblico.

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