La cripta di San Matteo nel Duomo di Salerno

La cripta di San Matteo è il centro del Duomo di Salerno, simbolo della città molto legata al santo in questione.

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Il Duomo di Salerno, simbolo della città, custodisce una bellissima cripta in stile barocco che conserva le spoglie di San Matteo.

La cripta stessa costituisce il nucleo originario del Duomo, infatti le reliquie del santo furono lì collocate nel 1801 ma le sue spoglie si trovavano a Salerno già dal 954. Fu il duca normanno Roberto il Guiscardo a volere un tempio in onore di San Matteo per cercare di guadagnare la stima del popolo tramortito dal dominio longobardo.

La cripta dunque, si trova esattamente al centro del Duomo e attorno ad essa ruotano poi gli altri spazi. Rappresenta il “Sancta Sanctorum“. Sotto il sepolcro si trova una scatola all’interno della quale veniva raccolta la Manna di San Matteo.

Cripta di San matteo

La zona ad est della cripta è occupata dalla “Cappella dei Santi Martiri Salernitani”, cioè Gaio, Fortunato, Ante e Felice, i quali subirono il martirio durante il periodo delle persecuzioni contro i Cristiani. L’altare è in marmo policromo. I busti dei martiri sono in bronzo. La volta è ricoperta da affreschi e stucchi sulla Scena di vita dei santi martiri.

L’abside destro è chiamata dei “Santi Confessori“. In alto si possono ammirare due affreschi riguardanti l’Assedio di Salerno e la Tempesta  provocata da San Matteo. Nella volta invece sono presenti gli affreschi di S. Gammazio, il Miracolo della liberazione di un indemoniato, la guarigione di un malato e le allegorie.

La zona a nord della cripta riunisce le reliquie dei primi santi vescovi della città di Salerno, che sono poste all’interno di urna di legno e cristallo con sopra incisi i rispettivi nomi. Quella più grande è di San Bonosio, primo vescovo della città.

L’abside sinistro è dedicato alle Vergini. Anche qui l’altare è in marmo policromo con una cornice in marmo che racchiude la tela della Madonna delle Grazie le SS. Trofimena, Costanza e Agata. Lateralmente, è collocato un altro affresco di Sant’Agata guarita da San Paolo in carcere.

La Cripta è frutto di lavori iniziati nel Seicento da parte degli architetti Domenico e Giulio Cesare Fontana. L’altare in marmo policromo è accompagnato da un raffinatissimo baldacchino, due coppe di pregiati candelabri in ottone donati dal Collegio Medico Salernitano.

Negli anni ’60 iniziarono i lavori che portano ad un cambiamento della struttura infatti è stato costruito un altro altare sul lato settentrionale e proprio da questo lato, attraverso una piccola apertura, si vede il sepolcro. Al centro del doppio altare sono state poi poste due statue gemelle di San Matteo intento a trascrivere il Vangelo con un libro poggiato sul ginocchio sinistro e una penna nella mano destra, con accanto un angelo che gli porge un calamaio.

Il Santo è raffigurato come un il dio romano “Giano bifronte”, bifronte per la presenza dei due volti: uno con lo sguardo verso il passato e l’altro indirizzato verso il futuro. Questo riguarda la doppia vita di Matteo, quella da pubblicano prima e di apostolo dopo. Un ulteriore significato potrebbe alludere alla vita terrena e materiale e a quella sacra e spirituale. Gli occhi poi sono rivolti sia verso il mare sia verso le montagne, sottolineando anche le caratteristiche della sua città.

La statua è il frutto del lavoro dello scultore Michelangelo Naccherino nel 1606.

Cripta di San Matteo

Curiosità su San Matteo

Si racconta che la madre del monaco Atanasio, donna Pelagia, sognava ripetutamente il Santo che le diceva di dire al figlio che il suo corpo si trovava nelle rovine di Velia da secoli. Quando la madre raccontò al figlio la natura del sogno, il monaco non la credette, così il Santo apparse ad entrambi ammonendoli e dicendo loro che sarebbero stati puniti per non aver eseguito i suoi ordini. Spaventato, il monaco si precipitò nelle rovine e scavando, trovò effettivamente il copro di San Matteo.

Nel 1544 fu proprio il Santo in questione a salvare Salerno dalla distruzione, facendo scappare via i pirati saraceni. Da quel momento, la città lo glorificò con lo stemma raffigurante il Santo con il Vangelo nella mano destra e l’altra a benedire.

Il 21 settembre è il giorno della processione del Santo, giorno in cui la città è in gran festa. La processione riguarda il centro storico, il corso Vittorio Emanuele, via Velia, Via Roma, Via Mercanti per poi giungere al Duomo.

Si inizia con le tre statue d’argento dei santi Martiri Salernitani e si chiude con San Matteo trasportato da circa quaranta lavoratori con indosso maglia rossa, pantalone blu e tunica rossa con asciugamani e cordoni. Si tratta dei cosiddetti “portatori”, profondamente devoti al santo, devozione tramandata da generazione in generazione.  Ogni passo viene fatto in base alle parole del capo gruppo e ogni piazza conosce i suoi riti.

E non c’è festa che si rispetti senza un piatto tipico che in questo caso è la milza o “Mèveza Mbùttunata”, in dialetto: prezzemolo, menta e peperoncino cotto in olio e aceto.

 

Fonti foto: Vesuliolive, salerno.italiani.it

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