La Baia di Ieranto: un’area protetta nel golfo di Salerno

La "baia delle sirene" tra leggende e bellezze naturali

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La Baia di Ieranto è collocata a Massa Lubrense, nel golfo di Salerno ed è un’area naturale.

Il territorio è suddiviso in due zone attraverso la Punta di Capitello avendo di conseguenza la Baia Grande e la Baia Piccola: la Baia Grande è quella rocciosa e ripida che si chiude con Punta Campanella, e la Baia Piccola è del promontorio dai pendii più digradanti, che si estende dalla sommità di Montalto, per concludersi verso il mare aperto a sud ovest con Punta Penna.

Quest’area fa parte di una zona marina protetta ed è gestita dal FAI, Fondo Ambientale Italiano.

Le origini greche

Il nome della baia ha origini greche, dal greco “ieros”, infatti, significa “sacro”. In quanto a un chilometro di distanza si trova Punta Campanella dove sorgeva il tempio della dea Atena.

Dalla baia di Ieranto e da Punta Campanella, è possibile ammirare la spettacolare Capri.

Secondo Plinio il Vecchio, fu esattamente in questa area che Ulisse avrebbe incontrato le sirene, durante il suo ritorno verso Itaca raccontato nell’Odissea 3000 anni fa.

La leggenda delle sirene

La baia di Ieranto
La baia di Ieranto, www.fondoambiente.it

Ulisse dopo aver scampato il pericolo di restare ammaliato dal canto dalle sirene, fece costruire il tempio della dea Atena, come ringraziamento per non aver ceduto alla tentazione in quel tratto di mare.

Le tre sirene della storia sono: Ligeia, Leucosia, Partenope, tre fanciulle metà donna e metà pesce, il cui canto dolce ed ammaliante ipnotizzava i marinai fino a provocarne il naufragio contro le scogliere.

Ulisse però, escogitò un piano per scampare al pericolo delle sirene: fece sì che i suoi compagni di equipaggio si tappassero le orecchie con della cera mentre lui si fece legare strettamente all’albero della nave senza tappi, perché voleva ascoltare quel canto paradisiaco senza però rischiare di restarne prigioniero.

Così le sirene colpite dal dispiacere e dalla delusione tramutarono in roccia, diventando le tre piccole isole che oggi sono rispettivamente: Li Galli, Castelluccio e la Rotonda.

Ancora oggi, a Punta Campanella, sono visibili  i resti del Tempio di Atena, costruito da Ulisse.

Secondo un’etimologia popolare, anche le origini del nome “Sorrento” derivano dalla denominazione “Sirenide”, precedentemente attribuita alla zona per la presenza di queste leggendarie creature.

Flora e fauna del territorio

Quest’area naturale, ci offre una fauna con una grande varietà di uccelli migratori.
Per le condizioni atmosferiche che si ritrova ad affrontare durante l’anno, è presente frequentemente la figura del gabbiano reale. Oltre a questo tipo di animale ritroviamo il passero solitario, il gheppio e il pellegrino.
Il pellegrino si riproduce proprio con l’arrivo in zona delle quaglie.   

Durante il periodo invernale, invece, così come nelle mezze stagioni dell’autunno e della primavera, possiamo notare la presenza dei pettirossi e delle passere.
Questa zona gode anche di flora spontanea: arbusti sempreverdi. Quest’ultimi caratterizzano tutta la zona della costiera. Ma una particolarità dell’area naturale è costituita dalla presenza di esemplari di agave 

La Baia di Ieranto 

Il sentiero parte da un tratto in pianura passando accanto alla Villa rosa che fu la dimora “sorrentina” di Norman Douglas, lo scrittore britannico autore della “terra delle Sirene”. 

Dopo essersi arrivati presso una grande roccia a picco sulla spiaggia di Nerano, comincia un tratto in discesa. 

La vista si dilata su un panorama fantastico che arriva fino ai Faraglioni dell’isola di Capri e su una vallata verde punteggiata di ulivi. Tra gli ulivi si trova il rifugio della FAI dove vi potrete fermare per una sosta.  

Sia dal rifugio che dal bivio, posto poco prima, è possibile giungere alla spiaggia. Dall’altro lato invece si sale in alto verso Mont’ Alto e Punta Penna.

La spiaggia di Ieranto 

La fine del sentiero è costituita dalla “scala dei minatori“, una scala che i minatori, arrivati qui all’inizio del 1900, per estrarre la calce, edificarono per rendere meno impervio l’ accesso alle cave, poste al livello del mare.  

Oggi è utilizzato per arrivare alla piccola spiaggia con vista sui Faraglioni di Capri. 

Ideale per trascorrere una giornata al mare in area protetta tra le acque limpide e fresche. 

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