Il nuovo trend urbano: la Napoli verticale

Napoli non è solo "mille culure", come cantava Pino Daniele, è anche una città che si sviluppa su diversi livelli, dal sottosuolo di Partenope alle altezze svettanti di Castel Sant'Elmo.

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Il coronavirus ci ha cambiato. Con noi sono cambiate le nostre abitudini. I trasporti pubblici della città sono stati poco utilizzati. Ultimamente il prezzo della benzina aumenta sempre di più. Tutto ciò a vantaggio della cosiddetta mobilità attiva. La maniera cioè di usare per gli spostamenti abituali la bicicletta o andando a piedi. Permettendo in questo modo di utilizzare strade a cui non eravamo più abituati.

I differenti livelli della città

Napoli non è solo “mille culure”, come cantava Pino Daniele, è anche una città che si sviluppa su diversi livelli, dal sottosuolo di Partenope alle altezze svettanti di Castel Sant’Elmo. Il nuovo trend urbano  consiste anche nella riscoperta, o meglio, nel riutilizzo, di percorsi che dalla parte alta della città arrivano fino al livello del mare. Napoli dispone infatti di un patrimonio di scale (135) e di gradinate (69) che racconta la storia, la cultura e il paesaggio della città.

Le origini

Le scale e le gradinate sono inoltre considerate dei veri e propri capolavori urbanistici e la maggior parte ha avuto origine durante la dominazione spagnola. Le scale sono percorsi pedonali che attirano non solo i napoletani che amano scoprire la propria città ma anche un numero crescente di turisti. Regalano scorci incredibili, che fanno dimenticare la fatica, consentendo di scoprire la città con lentezza. Quindi scarpe comode, cellulare carico per le foto e pronti a scoprire quali sono le più caratteristiche.

Rampe del Petraio:

Costruite tra il XVI e il XVII secolo, collegano il quartiere Vomero al quartiere Chiaia. Prendono il nome dal luogo dove le piogge alluvionali depositano i ciottoli ed è per questo che in passato era chiamato l’imbrecciata. Oggi  il percorso è vario, si incontrano infatti palazzi eleganti e tipici bassi napoletani. Nel corso del tempo sono state ampliate e migliorate.

Pedamentina:

La rampa più famosa di Napoli e la più battuta dai turisti. Collega San Martino al centro storico. Con i suoi 414 scalini, è anche la più antica, infatti la costruzione fu iniziata nel XIV secolo. Percorrendola è possibile ammirare sia la spettacolare vista sul golfo che gli orti e i giardini della Certosa. Era il 1325, a Napoli c’erano gli Angioini, molto credenti. I regnanti decisero di erigere la Certosa di San Martino per donarla ai 13 monaci dell’Ordine dei Certosini. Il luogo prescelto fu la collina del Vomero, all’epoca quasi del tutto disabitata. La scelta comportò subito un problema, come portare i materiali utili per la costruzione sulla collina. Per ovviare a tale problema fu costruita appunto la pedamentina.

Calata San Francesco:

In passato era chiamata la grande via che scende a Chiaia. Era già presente nel 1775 e l’origine del nome non è chiara. Lunga circa 1100 Mt, questa strada, chiamata anche la “viuzza” o salita Vomero, porta appunto dal Vomero fino al mare, passando dal Corso Vittorio Emanuele, via Tasso e via Crispi. Lungo il percorso la viuzza cambia nome. Anche Calata San Francesco, come le Rampe del Petraio, è stata costruita lungo il letto di un fiume che scendeva lungo la collina per andare a ricongiungersi col mare del golfo di Napoli.

Scale di Sant’Antonio ai Monti:

Collegano il Corso Vittorio Emanuele con Montesanto. Costruite alla metà del XVII secolo, erano già molto trafficate alla fine del ‘600, in quanto erano una strada di passaggio. In verità le scale in questione sono un prolungamento della salita Cacciottoli, anch’essa dello stesso periodo storico e prendono il nome da una chiesa in loco dedicata a Sant’Antonio ai Monti.

Moiariello:

Collega la collina di Capodimonte alla trafficatissima via Foria. E’ un punto panoramico di Napoli per pochi, in quanto non sono note a molti. Anche se meno pubblicizzata, mantiene un fascino inalterato fatto da panorami mozzafiato, graziose villette, Chiese interessanti, orti, giardini rigogliosi e non manca nemmeno il pizzico di esoterismo e mistero, immancabile in una città come Napoli, legato alla leggenda di un fantasma

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