Il Cristo rotto

Voi conoscete la sua storia?

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Disteso su un tappeto di velluto rosso, balzano subito all’occhio le continue fratture. Il suo volto, con gli occhi chiusi, dà l’impressione come se stesse dormendo serenamente. Dopo un lungo periodo in cui non si avevano sue notizie, l’opera, compiuta nel’500, fu ritrovata in uno sgabuzzino nel 1835. Un secolo più tardi un grosso incendio bruciò la chiesa e con essa il crocifisso di legno che lo manteneva. La statua ovviamente cadde e si ridusse in moltissimi pezzi. Un gruppo di fedeli li raccolse. In seguito li utilizzarono per ricomporre la scultura. Dopo quest’episodio, il volto del Cristo appare sorridente, come se avesse trovato pace.

La sua storia

Un capolavoro poco noto e di una bellezza unica. Scolpito in un unico blocco di marmo pregiato, è il Cristo Crocifisso di Michelangelo Naccherino, uno dei più importanti artisti trasferitisi a Napoli nel XVI secolo.
Sdraiato sul tappeto di velluto rosso, balzano subito all’occhio le continue fratture. Il suo volto, con gli occhi chiusi, dà l’impressione come se stesse dormendo serenamente, con un’espressione dolce e pacata. Realizzato per la Basilica dello Spirito Santo in via Toledo, scomparve dalla chiesa durante i lavori di restauro del Settecento. Fu rinvenuto 70 anni dopo, nel 1835. Era racchiuso in una cassa abbandonata in un angolo della sacrestia della chiesa. A ritrovarlo fu un altro grande scultore di scuola napoletana, Tito Angelini. Avvertì subito il Ministro dell’Interno, che ordinò subito che Cristo fosse lavato, restaurato(delle sole dita) e innalzato su una croce di legno per essere esposto al pubblico.

L’incendio

La statua, realizzata in maniera magistrale, tanto da sembrare reale, si può accostare al più famoso Cristo Velato del Sanmartino. Portato nella chiesa di San Carlo Arena a Napoli nel 1836(subito dopo la pandemia di colera) e posto sull’altare maggiore. Vi restò per circa cento anni. Nel 1923 un grosso incendio distrusse sia la chiesa che la croce di legno che per secoli aveva sorretto la statua in marmo. Cristo cadde a terra e rompendosi in diversi pezzi. A raccoglierli fu un gruppo di credenti spinti dalla commozione e dalla fede. Questi due “ingredienti” uniti ad un lavoro certosino e stancante, permisero di ricomporre il Cristo, rendendolo, se possibile, ancora più intrigante. Solo le braccia non si poterono ricostruire. Seppur mutilato e pieno di segni (che rievocano il dramma), il Cristo, non più sulla croce, appare sereno.

Il Cristo ai tempi nostri

Seppur si tratti di un’opera dal grande valore artistico, la statua non riscuote quel successo che meriterebbe. Non viene visitata da tante persone. Di contro, un gruppo di pie donne, tutte le sere, accarezza quel corpo maltrattato recitando preghiere. Questo avviene nella chiesa, con una grande cupola, di San Carlo All’Arena, che si trova a via Foria, non lontana dalla centrale e piena di vita Piazza Cavour. I lavori per la sua costruzione iniziarono nel XVII secolo. Ci volle quasi un secolo per poterla inaugurare. Dedicata a San Carlo Borromeo, deve il suo nome anche al fatto che, dalla collina di Capodimonte, scendevano diversi resti tra cui anche sabbia(rena in napoletano).

Fonte foto: Dalla guida “Napoli insolita e segreta” di Valerio Ceva Grimaldi e Maria Franchini, foto di Fernando Pisacane

INFORMAZIONI UTILI

Indirizzo: Via Foria, 24 –80137 Napoli; Contatti: Tel: 081. 441482.

Sante messe: Lunedì/Venerdi 08:15 & 18:00; Sabato 18:00; Domenica 10:00 & 12:00.

Come arrivare – Linea metro L2, scendere alla stazione Cavour. Procedere su Via Foria, attraversare Piazzetta S.Carlo all’arena, troverete la chiesa più avanti sulla sinistra.

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