Don Dolindo e la sua incredibile storia

La travagliata esistenza del prete napoletano. Mistico, confessore molto cercato e riferimento per migliaia di persone

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Il suo nome è già un’indicazione di quella che sarà la vita terrena di questo prete napoletano. Vuol dire dolore, così fu infatti battezzato: Dolindo, Francesco, Giuseppe. Dio realizzava attraverso di lui miracoli, “conquistava” conversioni, diffondeva il suo verbo(in parte conservato nelle sue numerose opere) e fu un riferimento per migliaia di persone. Innamorato della Vergine, la sua vita, fin da bambino, è stata dura, difficile e travagliata. Osteggiato da altri uomini di chiesa tanto che dovette difendersi dinanzi al Santo Uffizio.

La sua storia

Nasce a Napoli il 6 ottobre 1882 da Raffaele Ruotolo e da Silvia Valle, quarto di undici figli, dopo soli cinque giorni riceve il Battesimo e gli vengono dati i nomi di Dolindo, Francesco, Giuseppe. Il prete ricorda come la sua infanzia sia stata di grande indigenza, aggravata dai frequenti litigi dei genitori. Il padre era molto duro e severo, soprattutto con lui che considerava uno “scimunito”, arrivò addirittura ad infliggergli punizioni corporali. A soli quattro anni sente già forte il richiamo della fede, tanto da dire alla madre: “Io sarò sacerdote!”

L’adorazione per la Vergine

È a Lei che il giovanotto si rivolge affinché gli donasse l’intelligenza per farlo diventare prete. La sua preghiera così recitava: se è volere tuo che io divenga sacerdote di Dio, versa sul capo mio i tesori di scienza e di virtù sì che io per te ne divenga degno”  La Madre accoglie la sua supplica e gli concede i sette doni dello spirito Santo,  usò fino alla fine. Prese su di lui il peso della croce degli uomini per affidarlo a Gesù. Poco lontano un altro frate faceva lo stesso, Padre Pio. Il futuro Santo lo indicava come un suo fratello che pativa le stesse pene corporali e non solo, per la salvezza delle anime in nome di Cristo.

Osteggiato dalla Chiesa e dalla famiglia

Proprio come San Pio, anche Don Dolindo fu costretto alla solitudine. La sua stessa famiglia credeva che fosse posseduto. Nella sua chiesa gli impedirono di celebrare l’eucarestia in quanto accusato di eresia, fu costretto ad affrontare il Santo Uffizio. Nel 1912, si recò a Roma per difendersi. Dopo essere stato ricevuto in udienza da san Pio X torna a Napoli e inizia il suo apostolato di predicazione in chiese e ospedali. Durante gli anni bui di tali avvenimenti, fu assalito anche da dubbi riguardo la sua salute mentale. In tutto questo aveva sempre però il conforto della preghiera che rivolgeva alla Vergine e a Gesù.

La morte

Nel 1960 fu colpito da ictus. Malgrado la paralisi del lato sinistro, continuò la sua opera di apostolato e di scrittore. Nel 1970 morì a causa di una broncopolmonite con febbre altissima, si spense in soli tre giorni, aveva 88 anni. Seppur morente, continuò a recitare il Salve Regina. In piena contemplazione, i presenti nella stanza avvertirono un profumo di gigli. Il suo viso era disteso, quasi sorridente, gli arti decontratti. Fu sepolto prima nel cimitero di Poggioreale ma, dietro richiesta di più di ventimila fedeli, il cardinale arcivescovo di Napoli, mons. Corrado Ursi, acconsentì lo spostamento della salma nella chiesa San Giuseppe dei Vecchi, dove si trova tuttora.

Bussare tre volte

Anche da morto, Don Dolindo continua la sua opera di intercezione verso Dio e la Vergine. Chiunque avesse bisogno di una grazia, può bussare alla sua tomba. I napoletani ora hanno l’abitudine di bussare per tre volte in nome della SS Trinità sul suo sepolcro, ricoperto di implorazioni e richieste di aiuto. Ancora oggi Dio realizza attraverso di lui miracoli, “conquista” conversioni, diffonde il suo verbo(in parte conservato nelle sue numerose opere) ed è ancora un riferimento per migliaia di persone, moltissimi sono i fedeli che si rivolgono a lui.

Fonte facebook

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