Gesualdo: il comune decantato

Il borgo che entusiasmò Torquato Tasso

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La vecchia via Reale Pugliese al Passo Mirabella, determina il principio di una diversa strada che si snoda lungo le colline, tra le valli dell’Ufita e del Frèdane-Calore. I paesi dell’Alta Irpinia si susseguono all’interno di questo territorio verde e lussureggiante. Sulla collina, dominata dal castello, si inerpica Gesualdo, un piccolo paese(appena 3500 abitanti) tra il Tirreno e l’Adriatico, dallo stile prettamente feudale. Le valli circostanti e il castello emozionarono Torquato Tasso, il poeta e scrittore nativo di Sorrento. Questi così descriveva la zona: “terra fortunata, aprica, che inonda e porta a più felici genti

Il comune decantato

Non solo il famosissimo scrittore del 16° secolo ne decantava le virtù. La fertilità della terra è sempre stata lodata e apprezzata dalla gente. Un poeta latino irpino inventò il bel verso “dives opum, frugisque ferax dulcisque lyei” (abbondanza di risorse, raccolti e vino). Giustiniano disse che era “capace di produrre tutto ciò che è necessario alla vita“. Frutta come pere, mele, sorbe, prugne e ortaggi rendono famosa questa vallata. Un tempo i venditori di ortaggi si recavano nei diversi comuni per osannare la meraviglia delle “Acci” di Gesualdo. Il sedano famoso ancora oggi. Rinomato anche il marmo estratto dalle sue cave, simile all’alabastro, di colore giallo paglierino con striatura lucida. Vanvitelli li utilizzò ampiamente per la costruzione della Reggia di Caserta. Carlo III di Borbone li commissionò per la Reggia di Portici. Brillano inoltre nella facciata del Duomo di Avellino, nei tanti palazzi di Gesualdo e nel battistero del Duomo.

La storia di Gesualdo

In questo piccolo paese(appena 3500 abitanti) della verde Irpinia, tra il Tirreno e l’Adriatico, visse il musicista Carlo Gesualdo(1566-1613), principe di Canosa e nipote di San Carlo Borromeo. Il sovrano abitava nell’imponente castello, un’antica fortezza(costruita all’epoca dei longobardi) difensiva che sovrasta uno sperone roccioso nella zona vecchia del paese. Sebbene siano presenti tracce di un antico abitato risalenti a prima della nascita di Cristo, bisogna arrivare all’epoca longobarda, in particolare quella normanna, per avere uno sviluppo importante del comune. Gesualdo iniziò lo sviluppo urbanistico intorno al castello. Questi cambiò nel corso del tempo la sua funzione, passando da edificio difensivo a dimora abitativa che ospitava anche importanti artisti. Il tutto senza intaccare la sua maestosità, che sussiste tutt’ora. Nei secoli la storia di Gesualdo è legata anche alla storia degli Angioini.

Il castello

La storia di Gesualdo è strettamente legata al suo castello. Questi ha preso il posto di un semplice forte presente lì da tempo. Da piazza Umberto I, lo sguardo è attratto dall’imponente fortezza, che sovrasta il paese, come se fosse lì per proteggerlo. I vari terremoti avvenuti nel tempo hanno danneggiato la costruzione ma non distrutto. Ammirandolo, vengono in mente molti eventi accaduti lì legati anche alle persone che ci vivevano. Primo tra tutti il longobardo Sissualdo (poi Gesualdo). Con lui iniziò la lunga dinastia dei Gesualdo da cui il paese prende il nome.  Distrutto da Ferrante d’Aragona e dai soldati francesi nel 1799, conserva la maestosa pianta rettangolare, la cinta muraria con le torri angioine poste negli angoli. Insomma, il castello è il simbolo principale di questo borgo medioevale, infatti Gesualdo iniziò lo sviluppo urbanistico intorno ad esso.

Il volo dell’angelo

Le credenze religiose di Gesualdo si scaldano alla festa del “Volo dell’ Angelo”, introdotto a metà del XVII secolo (dal principe Ludovisi)durante una festa in onore del patrono San Vincenzo. Nella supplica si lodava l’angelo dell’apocalisse inviato a comunicare il giudizio e che diventa l’angelo che vince le forze del male. E’ interpretato da un ragazzo di dieci o dodici anni legato ad una fune tesa tra la torre e il campanile. Questi  viene mandato a combattere il diavolo che esce da sotto emanando fumo, munito di corna e mantello nero. L’angelo lo ributta all’inferno e trionfante ritorna nella torre, di nuovo nel cielo. Il bene ancora una volta trionfa sul male. Una statua del patrono è presente nel paese.

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