Cerreto Sannita, la città “pensata” che si affaccia sulla valle del Titerno

Un città aperta, senza mura, ricostruita in maniera unica dopo il terremoto che la colpì alla fine del 1600

0 126

Cerreto Sannita ricostruita in appena otto anni dopo il terremoto del 5 giugno 1688 che uccise circa 4000 persone e distrusse totalmente le antiche rovine medievali e molti villaggi limitrofi. E’ Il risultato di un progetto audace e unico, una città aperta, senza mura. L’assetto urbano si “libera” dalla posizione centrale del castello e/o chiesa. Cosa che invece accadeva in altri posti e situazioni, dove si cercava di rifare in maniera identica ciò che era stato distrutto.

La città pensata

A Cerreto figure illustri e perspicaci come il conte M. Carafa e il vescovo G.B. De Bellis pensarono che fosse necessario intraprendere una nuova via per la ricostruzione dell’antico borgo. Fu interpellato allora il “reale” ingegnere  G.B.Manni. Questi concepì, in maniera del tutto nuova per la collocazione geografica del borgo distrutto, il futuro paese che ancora adesso si vede, pensando addirittura a criteri antisismici. Sostanzialmente completato in appena otto anni dopo il terremoto, con forma simmetrica, metodica e intelligente. Oggi si possono vedere monumenti, musei e scorci suggestivi ovunque. Se l’urbanistica è innovativa e rivoluzionaria, è contrastante la struttura dei palazzi. Vi troviamo infatti la simultanea presenza di due stili, quello tardo- medievale e rinascimentale. Una struttura che impressionò anche l’esigente giornalista scrittore Guido Piovene.

La ceramica cerretese

La simultanea presenza di movimenti differenti, ha prodotto la meravigliosa “ceramica cerretese”, che prende come modello lo stile napoletano, ma con colori nuovi, discordanti ed esuberanti. L’ispirazione è la natura, con immagini di animali , dal “gusto” naif che ricordano appunto il rapporto tra uomo e animali nella caccia. Il leone rampicante, sovente adoperato  come ornamento, è un atto di ossequio dei maestri  ceramisti alla famiglia dei Carafa.

Le cose da vedere

Oltre alla sicurezza, ricordiamo infatti l’uso di materiali antisismici, la ricostruzione tiene conto anche dell’estetica. Regalando alla città campana un gran numero di chiese tardo barocche, palazzi eleganti, portali dominati da splendidi mascheroni, senza dimenticare lo stile rococò disseminato nel tessuto urbano. Magnifici sono alcuni monumenti espressione del ‘700 napoletano, che ha saputo trovare un ottimo compromesso tra estetica e finalità degli stessi. Tutto ciò rende oggi un piacere visitare questa piccola cittadina che, inoltre, continua a dimostrare che né tempo né risorse vengono sprecati. Infatti, l’uso sapiente dei fondi europei ha permesso di perfezionare la struttura urbana senza dimenticare il sociale e l’economia locale.

Maria ss di Costantinopoli a.d. 1616

La chiesa oltre le mura, eretta grazie ad una forte corporazione dal ceto mercantile, si trova lungo la storica via Telesina. Con la vista rivolta verso l’antica Cerreto per difenderla dai disastri. All’interno, il pavimento è in ceramica. Le pareti sono ornate da bellissimi quadri che rappresentano la vita della Madonna. Presenti anche statue del maestro locale Di Crosta.

Episcopio

La sua costruzione ha origine appena dopo il terremoto di fine ‘600. Ha la caratteristica forma dei palazzi cerretesi. Ingresso, cortile, giardino e terrazzo coperto al piano nobile. Il portale d’ingresso in pietra è intarsiato con lo stemma vescovile di De Bellis. Nella sala araldica si trova un pavimento in ceramica locale (XX secolo) e un dipinto della crocifissione della scuola di Luca Giordano.

Cattedrale

Costruita nel 1691 e consacrata nel 1698, dopo la sua realizzazione il terremoto la distrusse completamente e fu necessario ricostruirla da zero. Ha 3 navate e 12 altari in marmo dipinto. Ha due campanili, con sopra una mezza cupola, ricoperti da “riggiole” giallo-verdi. La facciata, costruita con materiale locale, è opera di Bartolomeo Tritta. L’interno è decorato con ricchi stucchi e conserva rari dipinti di autori cerretesi.

Bandiera arancione del TCI

La bandiera arancione è un elogio della qualità del turismo e dell’ambiente nei paesi dell’entroterra italiano (fino a 15.000 abitanti). Tale riconoscimento, ideato dal Travel Club d’Italia (TCI) , viene conferito, oltre che per le qualità sopra elencate, anche per l’eccellenza dell’offerta e la qualità dell’ospitalità. La motivazione di tale attestato risiede nel fatto che questo luogo, è riconosciuto come ‘città pensata’ per la sua regolare forma urbanistica realizzato durante la ricostruzione dovuta al terremoto del 1688. Tale cittadina è caratterizzata dall’esistenza di un gran numero di servizi legati all’artigianato locale e ai prodotti enogastronomici ed eventi speciali che si tengono durante tutto l’anno.

Lascia un Commento